domenica 22 dicembre 2013

Solstizio d'inverno e Natale cristiano




Il solstizio d'inverno, nel vecchio calendario giuliano celebrava le nozze della notte più lunga con il giorno più corto. Il termine solstizio viene dal latino solstitium, che significa sole fermo visto che nell’emisfero nord della terra, nei giorni dal 22 al 24 dicembre, il sole sembra fermarsi in cielo, fenomeno tanto più evidente quanto più ci si avvicina all’equatore. Esso raggiunge il punto di massima distanza dal piano equatoriale, la notte raggiunge la massima estensione: è la notte più lunga e il giorno più corto dell’anno. Subito dopo il solstizio, la luce del giorno torna a poco a poco ad aumentare fino al solstizio d’estate (21giugno), il giorno più lungo dell’anno.

Il giorno del solstizio cade generalmente il 21 dicembre ma, a causa dell’inversione apparente del moto solare, diventa visibile solo il terzo/quarto giorno successivo. Il sole dunque, nel solstizio d’inverno, giunge nella sua fase più flebile per poi tornare invincibile sulle tenebre.Questo significativo fenomeno astronomico era celebrato già a Stonehenge in Gran Bretagna dove sopravvivono imponenti ruderi di un tempio druidico: due cerchi concentrici di monoliti che raggiungono le cinquanta tonnellate. L'asse del monumento è orientato astronomicamente, con un viale di accesso al cui centro si erge un masso detto Heel Stone, pietra del calcagno: durante il  solstizio d'estate il sole si leva al di sopra del Calcagno che si rivela dunque una sorta di calendario. 


A Nabta Playa in Egitto, a un centinaio di chilometri da Abu Simbel, vi è un circolo calendariale in cui due monoliti hanno allineamento nord-est in direzione del sorgere del sole il 21 giugno e risulta essere più antico di Stonehenge di almeno mille anni. 

Il 25 dicembre è associato al giorno di nascita di parecchie divinità pagane antecedenti a Cristo, che hanno ispirato in diversi modi la nuova religione cristiana. Come non associare Iside che, seduta con in braccio Horus con la corona solare sul capo, alle molte immagini della Madonna col Bambino?

A Babilonia, intorno al 3000 a.C., si festeggiava il dio Sole babilonese Shamash e in seguito la dea Ishtar con il figlio Tammuz, considerato incarnazione del Sole. Ishtar era ritratta con un'aureola di dodici stelle sul capo e il bambino tra le braccia, bambino che poi cresceva e moriva per risorgere dopo tre giorni.

Nelle civiltà del Mediterraneo orientale del I sec. d.C. questi prodigi appartenevano a numi pagani agrari e solari. Il mito di base è il dramma del giovane dio che muore, nel pieno della vita, per rigenerare la natura con il suo sangue ma rinasce per trasformarsi nel signore dei vivi e dei morti e nel salvatore dell'umanità. In Egitto questo dio è Osiride, in Persia è Mitra, in Asia Minore è Attis, in Grecia è Dioniso. Nei giorni del solstizio d’inverno in Grecia si svolgeva in onore di Dioniso una festa rituale chiamata Lenaea, la festa delle donne selvagge, in cui veniva celebrato il dio che rinasceva bambino, dopo essere stato fatto a pezzi. Era anche il giorno della nascita di Ercole e Adone.

A Roma i culti ufficiali erano pagati dallo stato, ma le altre religioni erano rispettate e potevano convivere, allo stesso modo e con gli stessi termini, di quelle ufficiali. Il cristianesimo non fu perseguitato come religione, ma perché i suoi seguaci volevano abolire le religioni di stato romane. Volevano cioè abbattere qualsiasi religione, in modo poco democratico.

La festa del Sole diventò il culto più importante a Roma verso la fine del III sec., a causa dell’influenza dei culti e delle tradizioni orientali. Si diffuse a Roma per la prima volta con l'imperatore Eliogabalo (Sesto Vario Avito Bassiano, salito al trono imperiale col nome di Marco Aurelio Antonino, della dinastia dei Severi. Il nome Eliogabalo non venne mai usato da lui, né dai suoi contemporanei, ma viene attestato a partire da una fonte del IV secolo), sebbene vi siano emissioni monetali già all'epoca di Caracalla.
Le rose di Eliogabalo, di Sir Lawrence Alma-Tadema
Marco Aurelio Antonino tentò di imporre il culto di El-Gabalus Sol Invictus, il dio-bolide solare della sua città natia, Emesa in Siria, di cui egli era sacerdote. Fece costruire sul Palatino un tempio dedicato alla nuova divinità ma, dopo il suo assassinio da parte dei pretoriani nel 222, il culto cessò di esistere, anche se molti imperatori continuarono ad essere ritratti sulle monete con l'iconografia della corona radiata solare per quasi un secolo.

Il Sol Invictus compare anche come divinità associata al culto di Mitra, a volte è confuso col culto di Elios o di Apollo. Il termine Invictus compare anche riferito a Mitra stesso o al dio Marte nelle iscrizioni private dei dedicanti e dei devoti.

Il sacrificio di un toro al dio Mitra
Il culto di Mitra si diffuse soprattutto nelle legioni romane, ma venne abbracciato anche da altre classi sociali, compresi gli schiavi: esso aveva regole di comportamento molto precise, che richiedevano temperanza, autocontrollo e la compassione nella vittoria. Mitra era considerato il Figlio del dio supremo Sole, nato da una roccia presso un albero sacro da una vergine, con una torcia in mano, simbolo della luce e del fuoco che spandeva sul cosmo. Il mito narra che alcuni pastori presenti all'evento soprannaturale gli avevano offerto primizie dei greggi e dei raccolti: non sono poche le analogie con la nascita del Cristo, avvenuta in una grotta illuminata da una stella, mentre i pastori lo adoravano e gli portavano doni… Anche Mitra era nato il 25 dicembre, era adorato la domenica, il giorno del sole, ed era come Cristo un dio messaggero, intermediario tra l'uomo e Dio, vincitore contro le forze oscure del male. Il Mitraismo, come il cristianesimo, offriva la salvezza ai suoi seguaci.

L'imperatore Aureliano, 214 - 275
Aureliano, originario della Dacia Ripensis e figlio di una sacerdotessa del Sole, fece del Dies Natalis Solis Invictus il centro della liturgia imperiale. Quando nel 272 sconfisse la principale nemica dell'impero, la regina Zenobia di Palmira, grazie all'aiuto provvidenziale della città stato di Emesa, l'imperatore raccontò di aver avuto la visione del dio Sole, protettore della città, che interveniva per rincuorare le truppe quasi disperse. D'altronde, a Costantino non apparve forse la croce in cielo, che lo spronava a combattere e prometteva la vittoria sul ponte Milvio per distruggere Massenzio?

Quella di Aureliano fu solo un'abile mossa politica? In ogni caso, nel 274, egli trasferì a Roma i sacerdoti del dio Sol Invictus e statalizzò il culto solare di Emesa, indossando egli stesso nelle cerimonie una corona a raggi ed edificando un tempio sulle pendici del Quirinale con un nuovo corpo di sacerdoti: i Pontifices Solis Invicti. La festa divenne sempre più importante visto che includeva una festività romana più antica, i Saturnalia. Il Dies Natalis quindi fu associato alle festività dei Saturnalia, che duravano dal 17 al 25 dicembre e finivano con le Larentalia, la festa dei Lari, le divinità tutelari incaricate di proteggere raccolti, strade, città e famiglia.

Aureo di Licino
Durante il regno di Licinio (265- 325), la celebrazione si svolgeva il 19 dicembre, data forse più prossima al solstizio astronomico nel calendario allora in vigore.

Nel 330 Costantino sebbene vi siano dubbi sulla sua reale conversione al cristianesimo, ufficializzò per la prima volta la festa della natività di Gesù che fu fatta coincidere con la festa pagana della nascita di Sol Invictus. Il "Natale Invitto" divenne così il "Natale" Cristiano. Egli fece inoltre raffigurare il Sol Invictus sulla sua monetazione ufficiale con l'iscrizione Soli Invicto Comiti, “al compagno Sole Invitto", definendo quindi il dio come compagno dell'imperatore. Con un decreto del 7 marzo 321 stabilì che il primo giorno della settimana (il giorno del sole) doveva essere dedicato al riposo (la domenica).

Costantino I
Nel 337 papa Giulio I ufficializzò la data del Natale per conto della Chiesa cattolica, come riferito da Giovanni Crisostomo nel 390. In questo giorno, 25 dicembre, anche la natività di Cristo fu definitivamente fissata in Roma.

La celebrazione del Sole Invitto proprio il 25 dicembre è testimoniata nel Cronografo del 354 (calendario illustrato dell’anno 354 accompagnato da testi e illustrazioni, opera del calligrafo Furio Dionisio Filocalo), insieme alla testimonianza del Natale cristiano. La prima testimonianza della celebrazione del Natale cristiano successiva al Cronografo è del 380, grazie ai sermoni di san Gregorio di Nissa. La festa del Natale di Cristo, infatti, non è riportato nei più antichi calendari delle festività cristiane e anche in seguito essa era celebrata in date differenti tra loro.

I cristiani ribattezzarono dunque una festa pagana spostandone la data dal 21 al 25 dicembre, per soppiantare l'altra e ricordiamoci che sia la nascita da una madre vergine, sia la resurrezione il terzo giorno successivo alla morte, erano segni distintivi della divinità.

Teodosio I
Nel 376 venne soppresso il culto di Mitra a Roma. Con l’editto dell’imperatore Teodosio del 392, che diede inizio alle persecuzioni contro i riti pagani, si conclusero in tutto l’Impero le ultime celebrazioni in onore della dea Iside madre di Horus e con i decreti dell’Imperatore Giustiniano, del 536, fu chiuso l’ultimo tempio in onore di Iside in Egitto, dando via libera al Natale cristiano in tutto l’Impero Romano.

Prima di tale canonizzazione infatti, durante il cristianesimo delle origini, la nascita di Cristo aveva date diverse: per S. Cipriano cadeva il 28 marzo, per S. Ippolito il 23 aprile, secondo Clemente Alessandrino il 20 maggio o il 10 gennaio, o il 6 gennaio; quest’ultima data si affermò in Oriente e da lì venne utilizzata a Roma fino al cambiamento deciso da Costantino, poi confermato da Papa Giulio I. Altre chiese cristiane, come quella ortodossa, copta, armena, continuano invece a celebrarlo il 6 gennaio, in cui l’Epifania rappresenta l’annunciazione della nascita di Cristo.

Oggi il Natale e il Capodanno rappresentano due ricorrenze, per i romani invece le due date coincidevano, perché il Natale era il Dies Natalis Solis Invicti che segnava il ciclo dell'anno nuovo.


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