lunedì 10 febbraio 2014

Roma sul Mare Nostrum


Veduta del porto naturale di Miseno,
a destra il bacino detto del Maremorto,
dove la flotta riparava e sostava in inverno
Un’organizzata ed effettiva flotta adatta ai combattimenti sia in mare che nei fiumi, Roma la creò durante la prima Guerra Punica. Nel corso di questo conflitto, per la prima volta, Roma organizzò la flotta in modo massiccio e quest’ultima ebbe un ruolo fondamentale nella vittoria contro Cartagine e nella successiva egemonia del Mare Nostrum.

La Prima Guerra Punica, siamo nel 264 - 241 a.C,. è la prima campagna militare delle tre successive combattute da Roma contro l’antica colonia fenicia di Cartagine, che oggi collochiamo in Tunisia. I romani le chiamarono Guerre Puniche dal nome con il quale venivano chiamati i cartaginesi, Punici, derivato dal greco Phoenici, in riferimento alle loro origini fenicie.

Per ben vent’anni le due più grandi potenze affacciate sul Mar Mediterraneo, allora dai romani chiamato Mare Nostrum,  si scontrarono combattendo nel tratto di mare prospiciente la Sicilia, in parte sul territorio italiano e parte in Nord Africa in lunghi e sanguinosi conflitti.

Cartagine era una grande potenza commerciale, intenzionata a mantenere la sua posizione dominante a discapito di Roma. 

Dopo la pesante sconfitta di Annibale a Zama, nella Seconda Guerra Punica (218-202 a.C.), la guerra si concluse tra il 149 e il 146 a.C., quando Cartagine fu assediata dai romani alla fine del terzo conflitto. L’agonia della città, senza viveri e con la popolazione decimata da una pestilenza, durò tutto un inverno. Quando i romani decisero di attaccare, i cartaginesi erano ormai allo stremo ma i sopravvissuti impegnarono i romani in una disperata battaglia che durò quasi quindici giorni. 


I romani, per risparmiare le truppe, emanarono un bando che prometteva salva la vita a chi si arrendeva: dalle mura incendiate uscirono in cinquantamila compreso il generale Asdrubale, mentre sua moglie, dai resti delle mura della cittadella, malediceva il marito pregando gli ufficiali romani di punire il codardo, indegno di Cartagine. Infine la donna salì al tempio incendiato, sgozzò i figli e, come la regina  Didone, si lanciò fra le fiamme.

Dopo aver recuperato alcune opere d'arte che i cartaginesi avevano trafugato loro, i romani si abbandonarono al saccheggio. Cartagine, la regina del Mediterraneo che aveva osato opporsi a Roma, fu rasa al suolo, abbattute le sue mura, il porto insabbiato, un aratro fu passato sulle rovine e i solchi cosparsi di sale. Nulla più doveva germogliare sul suolo nemico. La Terza guerra punica era terminata.

Questi erano i romani.
Ebbene, dato che si trovarono ad affrontare i cartaginesi in un ambiente fino ad allora per loro quasi sconosciuto, quello marittimo, essi utilizzarono le nozioni greche, egizie e persino cartaginesi per creare la loro marina militare (in latino classis). Da allora la flotta cominciò ad operare in modo permanente nel mare Nostrum e durante l’impero di Augusto, che la riformò a fondo, anche sui principali fiumi dell'Impero fino a tutto il V secolo.

La flotta ebbe un ruolo di primo piano nel I secolo a.C., quando Gneo Pompeo Magno combatté i pirati che infestavano tutto il Mare Nostrum (67 a.C.) e durante le guerre civili che portarono alla fine della Repubblica e all'istituzione dell'Impero con Ottaviano Augusto, nella battaglia di Azio del 31 a.C.. 

Durante il periodo imperiale, il Mediterraneo divenne una sorta di "lago romano" tanto che il ruolo della marina divenne un semplice pattugliamento con lo scopo di tutelare commerci e trasporti. Nel 27 a.C. Augusto fondò la Classis Praetoria Misenensis Pia Vindex, di stanza a Miseno, la prima flotta dell'Impero per importanza, col compito di sorvegliare la parte occidentale del Mediterraneo. La flotta romana, mentre nel Mare Nostrum assumeva il semplice ruolo di pattugliamento, ai margini dell'Impero fu un concreto ed efficacie supporto per le nuove conquiste territoriali ad esempio in Germania sul Reno o in Britannia, dopo aver attraversato la Manica. 
Durante il declino dell’Impero, nel III secolo, la marina fu ridotta sia negli effettivi che nelle capacità di combattimento e quando, agli inizi del V secolo le frontiere furono sfondate da massicce invasioni barbariche, i vandali apparvero sulle rive del Mare Nostrum occidentale e, una volta costituita e varata la propria flotta, saccheggiarono la stessa Roma, senza incontrare la minima resistenza. Ma quando l'Impero Romano d'Occidente crollò, alla fine del V secolo, la marina militare romana d'Oriente continuò ad esistere nell'Impero bizantino, per quasi altri dieci secoli.

Augusto, dopo la battaglia di Azio, decise di compiere una radicale riforma della marina militare. La flotta fu organizzata come un vero e proprio esercito sul mare e coloro che prima erano volontari, divennero professionisti impegnati a servire la flotta prima per sedici e poi per vent'anni. Nel 6 d.C. creò l’aerarium militare, ovvero delle risorse finanziare permanenti che ne permettessero il finanziamento autonomo. 

La flotta all’inizio venne dislocata in Gallia Narbonese, a Forum Iulii, (oggi Fréjus, in Francia sulla costa mediterranea) ma questa base venne sciolta durante la dinastia giulio-claudia e vennero lasciate solo due flotte Praetoriae. Una a Capo Miseno, per la difesa del Mediterraneo occidentale, con la Classis Misenensis composta da circa cinquanta natanti e circa diecimila marinai classiarii, quasi due legioni terrestri. L’altra a Ravenna, la Classis Ravennatis, per la difesa del Mare Nostrum orientale. Le due Classis erano sotto il
Illustrazione di Luca Tarlazzi
comando di un prefetto e ad esse si affiancavano le flotte delle provincie, a supporto delle armate terrestri: la Classis Alexandrina in Egitto, la Classis Germanica sul fiume Reno e la Classis Pannonica nel bacino Danubio-Rava e Sava.

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