martedì 11 marzo 2014

Al lupo! Al lupo!

Intorno a me le ombre degli alberi si allungano. La foresta palpita e respira come una creatura vivente. Fa freddo, ho il fiatone e un brivido mi attraversa la pelle. Alzo gli occhi. Lassù, nitida tra le cime degli alberi, ecco la sfera tonda e magnifica della luna piena. Luna piena? Acc… all’improvviso mi blocco a metà di un passo. Ascolto ogni rumore, ogni fruscio, ogni canto notturno. 
«Awooooooooouuuuu.» Per la miseria, lo sapevo! La solita sfigata, possibile che tra tutte le creature che popolano il bosco, dovevo proprio incappare in un licantropo? 

Il termine deriva dal greco lykos (lupo) e anthropos (uomo) ed è sinonimo di un essere malvagio e feroce, di una realtà negativa. Anche se negli ultimi tempi il trend sembra essere profondamente cambiato, nel panorama letterario mondiale. La leggenda continua e non ha ancora finito di stupirci.

Il lupo ha sempre avuto un valore simbolico ambivalente: predatore per eccellenza, ritenuto in certe popolazioni il protettore della tribù, è anche minaccia per coloro che sono divenuti agricoltori e allevatori e le storie sugli uomini che si trasformano in lupi o viceversa risalgono all’antichità ancestrale dell’umanità. Ben prima dei vampiri. Siamo infatti nell’età del Bronzo, quando gli uomini si aggiravano coperti di pelli e armati di lance di selce, lungo la fredda e inospitale Europa.

Il cliché classico vuole che, nelle notti di luna piena, l’uomo affetto da licantropia si trasformi in lupo aumentando così le proprie facoltà: potenza muscolare, agilità, furbizia e ferocia. Caccia e attacca le sue vittime senza tregua, per squartarle e divorarle scevro di ogni umanità. 
Grande, possente, col muso di lupo e affilate zanne, il corpo coperto di ispidi peli, con coda e spaventosi artigli. Cammina e corre sulle zampe posteriori molto sviluppate, ed è questo che lo rende impressionante. Umano e allo stesso tempo bestia. Forse quel luccichio degli occhi, il loro colore… no! Niente da fare care mie, i canoni di bellezza che tanto piacciono a noi femminucce ebbene, scordateveli.

Per lungo tempo il lupo mannaro è stato associato al vampiro, suo lontano cugino. Del resto qualche punto in comune ce l’hanno: cacciano di notte, uccidono le loro vittime con un morso, la metamorfosi li trasforma in animali. Già lo storico greco Erodoto (V secolo a.C.) ci parla di una popolazione che abitava sulle rive del Mar Nero. Maghi così potenti che potevano trasformarsi a loro piacimento in lupi in modo da poter soddisfare i loro appetiti selvaggi.

Il primo uomo lupo ufficiale della storia sembra fu Licaone (i licaoni oggi sono dei simpatici canidi che popolano la savana africana). Ce lo racconta il solito Ovidio nelle sue Metamorfosi. Molte le varianti del mito, questa la più comune: Licaone era re di Arcadia, grande blasfemo e uomo empio, che Zeus pensò bene di punire per le sue malefatte. Travestito da mendicante il re degli dèi si presentò alla sua corte. Per smascherare il dio in incognito, il furbo Licaone gli serve la carne di un fanciullo ucciso, complici i suoi cinquanta figlioli. Zeus, da quel furbone che è, scopre l’inganno e disgustato rovescia la tavola, fulmina tutti i pargoletti tranne Nittimo il più piccolo, solo perché Gea, bontà sua, glielo impedisce. E Licaone? E' trasformato in un lupo e proprio da questa leggenda questo splendido animale ha preso il suo nome. Nittimo, il figlio superstite salì al trono al posto del padre ma durante il suo regno ci fu un disastroso diluvio (LOL), causato dall'empietà della sua discendenza.
Gli antichi romani, popolo dal pugno di ferro, di poche parole e molti fatti non vedevano il lupo con sospetto. Anzi, era un simbolo di forza, potenza e astuzia. I vexillifer, ufficiali investiti dal grande onore di recare l’insegna della legione, indossavano una pelle di lupo che copriva l'elmo, le spalle e parte della lorica. Il licantropo veniva chiamato versipellis. Essi immaginavano che la pelliccia di lupo fosse celata sotto la pelle e, all’occorrenza, si sostituisse a quest’ultima. Un po’ come rivoltare una toga, insomma. Il messaggio è chiaro: la natura umana nasconde sotto un aspetto dimesso una creatura imprevedibile e pericolosa, spietata anche contro i propri simili.

Petronio, nel Satyricon, per bocca del liberto Nicerate ci racconta la prima trasformazione di un uomo in licantropo. Il nostro protagonista è in cammino per raggiungere, a suo dire, una bella figliola che lo aspetta in campagna. Lo accompagna un amico, un soldato forte e robusto:
alzammo le chiappe al primo canto del gallo, con una luna così chiara che sembrava di essere di giorno...” racconta il buon Nicerate. Attenzione al dettaglio della luna: per la prima volta, Petronio inserisce l’elemento capace di risvegliare la natura ferina del licantropo, la luna piena."
Nelle vicinanze di un cimitero, il soldato si apparta per i bisogni e Nicerate che canticchia sereno ad un certo punto si gira: per Giove! Il compagno si sta spogliando e, nudo, prima orina sulle vesti e poi si trasforma in un lupo, svanendo nel bosco. Nicerate, stravolto dal terrore, torna a casa di gran carriera e cosa scopre? Che un lupo si è introdotto nel suo casolare e ha fatto strage di pecore. Non vi è dubbio: quell’uomo è un versipellis, un lupo mannaro. D’ora in poi il buon liberto non si avventurerà più a cuor leggero nei boschi.

A partire dall’Alto medio evo (476-1066) il mito si trasforma in superstizione religiosa e in maledizione satanica. Effetti del cristianesimo e del rigore dei lunghi inverni, delle carestie e della paura delle creature selvagge che, in quei secoli bui, popolavano le foreste europee. E che dire del famoso episodio di S. Francesco che ammansisce il lupo, trasmessoci dall’iconografia cattolica nei toni rassicuranti di una fiaba? In realtà potrebbe essere stato un esorcismo, operato dal Santo nei confronti di un posseduto. Sarebbe l’unico caso documentato di liberazione di un lupo mannaro senza la sua violenta dipartita per mezzo dell’argento, dell’acqua pura o dello zolfo.
Ed eccoci nel secolo dei Lumi: una delle storie più celebri è quella della bestia del Gévaudan (siamo nel 1764-67, centro-sud della Francia, dipartimento della Languedoc-Rouissillon). Un centinaio le sue vittime tra donne, vecchi e bambini. La bestia cammina sulle zampe posteriori, ha le fauci di un leone ma sono solo vaghe testimonianze: il grosso problema è che chi la vede, non va più in giro a raccontarlo.

Nonostante l’esecuzione di numerosi lupi (non c’era il W.W.F.), gli attacchi continuarono. Castigo di Dio per punire gli uomini dei loro peccati, la bestia incarnò per anni le più oscure paure e un’atmosfera sinistra regnava sovrana in tutta la regione. Il re inviò il Grand Louvetier (ufficiale reale incaricato della caccia ai lupi) ma il mostro, malgrado periodi di calma, continuò le sue scorrerie in lungo e in largo. Alla fine ci pensò un certo Antoine Chastel. Il cacciatore, benedetto dall'acqua santa, incontrò la bestia sul far della sera (chissà se c’era la luna…), imbracciò il fucile, sparò e... fine del cattivo.Jean Chastel pensò che fosse necessario far vedere l'orrenda creatura al re, farla esaminare da qualche esimio studioso. Quindi ne collocò i resti in una cassa e se ne tornò a Parigi. Ma era agosto, faceva caldo e quando arrivò a destinazione, c’era ben poco da esaminare. Rimase dunque il mistero e le leggende si sa, hanno la pelle dura.
La storia della bestia del Gévaudan ha lasciato un’impronta insanguinata che ha fatto e fa rabbrividire ancora nelle lunghe e fredde sere d’inverno. Un’astuta mossa per incrementare l’isteria collettiva che ogni tanto, nei secoli successivi, è riemersa? Forse è proprio così se nel 2001 Christophe Gans gira un film, con un discreto successo: Le pacte des loups, co-produzione franco-tedesca con la coppia Vincent Cassel - Monica Bellucci, un affascinante Samuel Le Bihan e un Mark Alan Dacascos, stuntman statunitense di origine hawaiana, in ottima forma fisica. Guardare per credere.
Ma come difenderci, come individuare questo mostro che si cela con successo tra i nostri simili? Imperativo guardarsi da chi ha sopracciglia troppo folte o unite al centro, o ha tratti ferini o i canini troppo affilati. Se è pelosissimo è un grosso problema, vi avverto. E se ha il dito indice più lungo del medio, siete fritte: è un sicuro indizio di licantropia. Se poi ha un insano appetito per la carne cruda, prima della luna piena fate le valigie, il pieno alla macchina e imboccate la più vicina autostrada. Sospettate anche di coloro che sono troppo in forma e muscolosi, pur non vedendoli mai nutrirsi in vostra presenza. 

Quasi di sicuro avete a che fare con un licantropo che uccide la notte e divora le sue vittime di nascosto. Una sola fiammella illumina il nostro triste destino: la trasmissione della licantropia per mezzo del morso è pura invenzione del cinema americano, per avvicinarlo ulteriormente al mito del vampiro. Almeno da questo punto siamo in una botte di ferro.

«Awooooooooouuuuu.»
Oddio, eccolo che arriva! Cosa dite, ragazze? Gli controllo l’indice o gli faccio una visita odontoiatrica?

1 commento:

  1. Ciaoooooooo. Com'è stay, c'è un immagine nuova. Della Bestia,dello Gevaudan ?

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