mercoledì 19 marzo 2014

Caligola, un pazzo sanguinario?



Gaio Giulio Cesare Germanico sembra sia nato ad Anzio il 31 agosto dell’anno 12. Certo il luogo della morte: a Roma, in una congiura ordita dalla Guardia Pretoriana a soli 29 anni, il 24 gennaio del 41. L’infanzia del piccolo Gaio fu negli accampamenti militari al seguito del padre, Germanico. Era il beniamino delle truppe, indossava l'uniforme dei legionari e ricevette il soprannome di Caligola, il diminutivo di caliga, le calzature che usavano i militari.

Le fonti storiche che ci sono pervenute lo dipingono come un uomo stravagante, despota, eccentrico e sul filo della depravazione ma sono talmente poche e considerate a lui ostili che non possiamo basare il nostro giudizio solo su di esse. 

Ricostruzione del volto del giovane Caligola
Era un personaggio scomodo e molto discusso dal Senato, a lui avverso, ma popolare fra il popolo romano. Purtroppo di lui non ci è pervenuta la parte degli Annales di Tacito, considerato lo storico più scrupoloso e preciso di quel tempo. Pare che Caligola arrivasse al metro e novanta di altezza, con occhi chiari e penetranti. Era un ottimo auriga (conduttore di quadrighe), amante degli sport, delle armi e con un fisico longilineo e ben strutturato.
Villa di Caligola sul lago di Nemi
Suo padre sembra fu avvelenato quando Gaio aveva solo sette anni e quasi tutti i suoi familiari, a parte le tre sorelle, furono o assassinati o spinti dall’allora imperatore Tiberio, al suicidio: nel 31 il fratello Nerone morì a Ponza, suo fratello Druso morì nel 33 di stenti in un sotterraneo della residenza imperiale sul Palatino e il 18 ottobre dello stesso anno moriva sua madre. Caligola, sopravvissuto e penso piuttosto atterrito dagli eventi, fu chiamato da Tiberio nel 37 e cominciò a ricevere le prime cariche pubbliche. Nel 33 Caligola si sposò ma la moglie morì durante la gravidanza, evento che a Roma era purtroppo piuttosto abituale.

L'imperatore Tiberio
A Capri, dove Tiberio aveva eletto la sua residenza ufficiale (e come non capirlo?) Caligola fece amicizia con diversi sovrani stranieri che allora i romani ospitavano in forma di “ostaggi” o ospiti di lusso. Uno di questi era il nipote di Erode il Grande, Giulio Agrippa, portato a Roma dalla madre Berenice, figlia della celebre Salomè. Agrippa è passato alla storia con il nome di Erode Agrippa I, re di Giudea dal 41 al 44.

Il 16 marzo del 37 Tiberio morì a Miseno, a 79 anni. Macrone, prefetto del pretorio, prese il controllo della situazione e organizzò l'ascesa di Caligola che venne acclamato imperatore dai pretoriani e dalle truppe di stanza a Miseno. Il 28 marzo Caligola arrivò a Roma e si presentò davanti al Senato, che gli conferì la massima autorità sullo stato. Aveva 25 anni.

Le ragioni di questa nomina sono diverse: era molto giovane, il padre Germanico era stato un generale amatissimo dai romani poiché, tra l’altro, aveva riportato a Roma le due insegne cadute nella tragica sconfitta di Teutoburgo, quando Roma aveva perduto ben tre legioni sul confine germanico. Pensate: quindicimila uomini e un numero imprecisato di civili al seguito dell’esercito, trucidati in massa dai barbari di Arminio, un ufficiale romano di origine germanica che tradì i romani portandoli al massacro. Forse fu anche l’infanzia di Caligola a giocare in suo favore per la nomina: ricordiamo che la passò negli accampamenti insieme ai soldati. Non in ultimo a suo favore giocò la  parentela sia con Augusto che con Marco Antonio.

Forse il Senato pensava di avere gioco facile con lui e che il giovane, malleabile imperatore avrebbe assecondato la politica del padre, Germanico. Non fu così.Caligola pensò bene di sbarazzarsi dei suoi oppositori con una serie di uccisioni, umiliando l’intera classe senatoria. Nulla che non fosse già accaduto nel passato, comunque. Forse fu il suo comportamento imprevedibile che lo fece identificare come un "pazzo". Nota la leggenda che nominò senatore il proprio cavallo Incitatus  ma risulta evidente che il suo decreto esprimeva il suo totale disprezzo per la Curia Romana. In realtà, Caligola fece probabilmente solo  una battuta affermando che un cavallo sarebbe stato ben più capace dei senatori stessi.

Forse aveva attacchi d'ira ma con l’infanzia che aveva avuto e l’adolescenza costellata di lutti, come non capirlo? Tacito racconta che durante un banchetto Caligola scoppiò a ridere. Un commensale che sedeva accanto a lui gli chiese il perché e Caligola gli rispose freddamente che stava pensando alla morte di quest'ultimo. In seguito sembra l’abbia fatto davvero uccidere. Questo era Caligola.

Egli voleva essere onorato come un dio, sul modello delle monarchie orientali, autocratico, insensibile e imprevedibile, anticipando una tendenza che sarà degli imperatori del III secolo. Pretese di essere divinizzato in tutto l’Impero con templi e statue ma nello stesso tempo si rese popolare con elargizioni alla plebe e costosi giochi circensi.

Nell'autunno del 37 Caligola si ammalò. I mesi di idillio con il popolo romano terminarono. Al primo ricevimento ufficiale dopo la guarigione, bello e con lo sguardo più temibile di una lama, prese a ricordare a cavalieri, senatori, patrizi i giuramenti che essi stessi avevano rivolto agli dèi per la sua guarigione e, con un pretesto, li fece uccidere tutti. Nel ’38 morì la sorella Drusilla con la quale sembra avesse un rapporto incestuoso. Caligola scomparve per alcuni mesi da Roma e vi tornò profondamente cambiato. Seguirono alcuni settimane di persecuzione nei confronti di coloro che avevano pianto o meno la morte della sorella e molti si suicidarono o furono spinti a farlo, compreso il prefetto Macrone.

Destituì consoli, accusò i senatori di ipocrisia, di volubilità visto che avevano decretato onori a Tiberio e ora li decretavano a lui. Non era questa la dimostrazione del loro odio profondo?

Nel ’39 iniziò una campagna in Germania per emulare il padre. Qui avvenne la prima congiura, artefici le due sorelle superstiti, Giulia Agrippina (la futura madre dell’imperatore Nerone) e Giulia Livilla. Vi partecipò anche Marco Emilio Lepido vedovo della sorella Drusilla e Gneo Lentulo Getulico, legato delle legioni stanziate in Germania. Getulico, per avere l'appoggio dei soldati, aveva allentato la disciplina. La congiura non riuscì, Getulico e Lepido furono uccisi e le sorelle mandate in esilio a Ponza.

Caligola si preparò quindi alla conquista della Britannia, invasa nel 55 e 54 a.C. da Cesare, che aveva concluso accordi con le popolazioni locali affinché pagassero a Roma consistenti tributi. Nel ’40 Caligola si trovò di fronte all’oceano ma era pieno inverno e i germani, se pur parzialmente sconfitti, rimanevano un pericolo. Era impossibile distogliere le legioni dal confine del Reno. A marzo del 40 Caligola rinviò l'invasione della Britannia, sarebbe stato Claudio, suo zio e successore, a portare a compimento l'invasione della Britannia nel 43-44.

I senatori continuavano a cospirare contro di lui, vi furono alcuni attentati ma Caligola girava per Roma con un corpo di guardia che si era portato dietro dalla Germania, trenta formidabili cavalieri batavi. Ma neppure loro riuscirono a salvarlo: il 17 gennaio del 41, l’ultimo giorno dei Ludi Palatini, di fronte al palazzo imperiale, venne allestito un teatro mobile con migliaia gli spettatori. Un luogo difficile da controllare o in cui intervenire con tempestività. Con un pretesto i congiurati riuscirono ad allontanare le guardie batave. Caligola arrivò in teatro, poi verso l'ora settima (intorno all'una) volle tornare a Palazzo.

Nel criptoportico, un tunnel sotto il Palazzo Imperiale, la scorta lo perse di vista. Forse incontrò degli attori, forse si fermò a parlare con loro. Cassio Cherea, tribuno delle coorti pretorie, lo colpì improvvisamente con un pugnale tra il collo e la spalla. Caligola cercò di fuggire ma Cornelio Sabino, anch'egli tribuno delle coorti pretorie, lo raggiunse e lo colpì a morte. Fu colpito da non meno di trenta pugnalate. I sorveglianti e le guardie del corpo bloccarono la galleria verso il teatro, i congiurati fuggirono in direzione dei palazzi imperiali e arrivò anche la scorta germanica che uccise alcuni dei congiurati. Nel frattempo, nel Palazzo Imperiale vennero uccise sia la moglie Cesonia sia la figlia di soli otto anni, Drusilla.

Il corpo di Caligola venne trasportato nei giardini Lamiani sull'Esquilino, l’amico Erode Agrippa si occupò del funerale e il corpo venne cremato in fretta, sepolto in forma provvisoria. Quando le sorelle tornarono dall'esilio diedero degna sepoltura al fratello, forse nel mausoleo di Augusto. I consoli convocarono il senato, Caligola venne accusato dei peggiori crimini, la guardia pretoriana si riunì e decise di nominare imperatore Claudio, lo zio di Caligola, trovato ancora in vita nel palazzo imperiale.

Tutte le truppe presenti a Roma si unirono ai pretoriani e il popolo circondò il senato invocando Claudio imperatore. Il Senato decretò in seguito la morte dei congiurati: Cassio Cherea si suicidò così come Cornelio Sabino. 


A Roman Emperor 41 a.D., by Lawrence Alma-Tadema, 1871.







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