lunedì 28 aprile 2014

Scusi, lei è Dracula?

Vlad Tepes, l'Impalatore
Epoca: anno del Signore 1335. Luogo: le steppe sconfinate dell’Asia.

Il primo è stato un certo Timur-i-lang, Tamerlano che costruiva torri coi teschi dei suoi nemici per illuminare la steppa. Pare che Milton, ne “Il Paradiso Perduto”, si sia ispirato proprio al conquistatore tartaro per il personaggio di Satana. Passano i lustri (1456) ma non cambia molto il contesto: le terre fosche di Romania con Vlad Dracul padre (il drago) e Vlad Tepes figlio (l’impalatore). Pali di castagno, nemici infilzati come pollastri e bambini arrostiti sui fuochi da campo. Storia o leggenda? Uomini divenuti demoni o demoni divenuti uomini per inondare la Terra di sangue?

Certo è che anche qui c’entrano gli italiani, come nel caso dei romance storici e di Rafael Sabatini, vi ricordate? Il primo a scrivere di vampiri, infatti, fu John William Polidori (1795- 1821) scrittore di origine italiana appunto, segretario e medico personale del poeta George Byron. Egli scrisse “Il vampiro”, racconto capostipite della letteratura moderna sulla creatura che si nutre di sangue umano.  Bram Stoker si è ispirato a lui, quasi cento anni più tardi, per creare “Dracula” un romanzo dalle tinte fosche, gotiche e terrificanti.

Ma tutto parte dal sangue, simbolo onnipotente della nascita e della morte. Dagli uomini primitivi, agli Assiri, dai popoli Mesopotamici, agli Ebrei e fino all’epoca storica, in quasi tutti i racconti mitologici la specie umana appare creata a partire da un impasto di argilla con la carne e il sangue di un dio, messo a morte. Oltre a svolgere una funzione simbolica il sangue è anche elemento essenziale della conoscenza empirica, con i riti sacrificali che permettono di leggere il volere degli dèi, l’esito delle battaglie, i presagi del futuro. 


Gli Aztechi e i cuori strappati grondanti di sangue, il sangue di Cristo, sacrificio supremo che redime l’Umanità dal peccato. Bere sangue per vincere la morte, il sangue-vino di ogni Eucarestia. Fa venire i brividi, no? Forse siamo tutti un po’ vampiri? Forse. Ricordiamoci che in tutte le lingue del globo terrestre vi sono espliciti riferimenti al sangue e a come esso allunga, nella vita quotidiana, il suo potente riflesso sull’immaginario collettivo (frustare a sangue, avere il sangue blu, giuramento di sangue, entrare nel sangue, buon sangue non mente…).

Come poteva il sacro liquido non diventare “cibo”? Nettare che fa vivere in eterno, che crea mostri ed eroi, che dona giovinezza e potere, vince malattie e crea uomini superiori, temibili e bellissimi? E’ il sangue che crea il vampiro e non viceversa. E’ dal sangue versato che nasce la creatura capace con il romanticismo, di incarnare l’eroe del male, il figlio di Lucifero, la creatura della notte. La fantasia ha fatto il resto, la penna di scrittori arguti ha dato sembianza al “sangue” fondendo tra loro i denti dei lupi (i predatori carnivori che per secoli hanno terrorizzato l’Europa), le ali dei pipistrelli (mostriciattoli notturni che volano silenziosi la notte) e la morale “diabolica” di uomini capaci di uccidere per il gusto perverso di farlo. Anche l’ignoranza a proposito di certe malattie durante il Medioevo ha dato una bella “scrollatina” alla fantasia popolare: lo xeroderma pigmentoso (rara malattia genetica in cui il soggetto colpito non può esporsi ai raggi ultravioletti, pena la comparsa di lesioni tumorali) e l’idrofobia (malattia che scatena comportamenti aggressivi e sensibilità alla luce) e che viene trasmessa tramite un morso. Cani, lupi volpi e pipistrelli. Vi ricorda niente?
Creature efferate ma romantiche, oggi i vampiri ci fanno sognare: si nutrono di sangue (!) animale, sono gentili, si innamorano, soffocano la “fame” con espedienti un po’ ridicoli ma che funzionano alla perfezione. Belli, immortali, mai ammalati… ma la nostra non sarà invidia per questi dèi viventi e maledetti?

Al contrario degli Zombie, creature decerebrate e incapaci di tenere una qualsiasi conversazione con l’eroina di turno (e chi ci riuscirebbe con un tizio che vuole succhiarti il cervello?) con i vampiri le donne parlano, eccome! Ci raccontano l’esperienza di una vita “senza limiti”, basata sui principali istinti che muovono l’intera nostra esistenza: il desiderio, la riproduzione e la paura della morte. Affascinano a tal punto da farci accettare la loro natura che va contro ogni principio della morale (umana). 
Castle Bran, in Transilvania
Tra l’erba e le tombe, in foreste piovose e impenetrabili, in castelli in cima a rupi scoscese (vedere il film “Van Helsing” in cui, tanto per cambiare, l’eroe è il cacciatore di vampiri l’affascinante Hugh Jackman. Lo so, lo so… ma io il film non l’ho mica guardato per la sceneggiatura!), di volta in volta il vampiro diventa eroe pericoloso e romantico e ormai gli offriamo, consenzienti e sottomesse la nostra giugulare. Il vampiro, da qualche anno, si è trasformato: non si accontenta solo di far sbavare tutte le ragazze in età da marito in circolazione ma vuole umanizzarsi, vuole amare e perché no, soffrire per amore. Messaggio erotico irresistibile.

La domanda mi sorge spontanea: ma perché? Perché vogliono rinunciare a questa immortalità, alla loro bellezza terrificante, al loro essere superiori per discendere, con ali nere e denti affilati, tra queste creature bisognose di affetto e bellissime, meglio se vergini e sempre single? (ma i comuni maschi mortali che fanno? Ah, sì, sono allo stadio...). Forse innamorandosi il vampiro cede a una tentazione sia sentimentale che fisica. Forse la loro perfezione è il mito su cui la storia d’amore nasce e cresce, in cui la protagonista vive il Grande Amore senza fine, il Grande Sogno d’amore. 

Immortale, appunto. Proprio grazie al sangue e ai denti che penetrano nella carne in un atto esplicitamente sessuale. Allora eccole, le nuove vittime di questi affascinanti e quasi-umanizzati vampiri che se ne vanno a zonzo di notte per cupe foreste e tetri villaggi sicure di sopravvivere anzi, certe che prima o poi incontreranno il vampiro della loro vita. Addio... addio obsoleto principe di Biancaneve! 

Del resto anche Tamerlano ripeteva spesso, mentre ammucchiava teschi davanti alle mura di Samarcanda «Eerein mor nigen bui» ovvero: «Il sentiero di un uomo è uno solo». 
Ma quello dei vampiri? Ragazze, sono sicura che c’è la fila, per trovarlo!






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