sabato 12 aprile 2014

Signore, in guardia!

Molto prima delle “suffragette” o dei movimenti di emancipazione, le donne si sono arrogate una prerogativa che, all’epoca, era considerata appannaggio maschile: il duello. Nei secoli le donne ne furono sempre escluse ma noi sappiamo come creare le eccezioni che confermano la regola...
L’origine del duello risale agli albori della storia. Le prime tracce le troviamo ai tempi dell’antica Roma: lo storico Tacito, nel I secolo, racconta che in molte delle tribù germaniche in procinto di farsi guerra vi era l’abitudine di catturare uno dei nemici e di sfidarlo in un “singulare certamen”, il cui esito sarebbe servito da presagio per le sorti della battaglia. In seguito, il duello divenne torneo, la tenzone a metà tra gioco, addestramento alle armi e regolamento di conti. Pratica che avveniva per lo più in ambiente militare maschile.
Esso si trasformò, lungo i secoli, nel “duello giudiziario”, portato proprio dall’orda barbarica che avanzava, laddove l’Impero romano cominciava a sfaldarsi. Siamo agli albori del Medioevo, dunque e nasce qui il duello per il "regolamento di conti". A lasciargli il passo era stato il “duello ordalico” (dal tedesco urteil, verdetto) come prova assoluta della verità. In quell’epoca si chiamava Dio per avere il suo giudizio su chi aveva torto o ragione ed esso diventava prova inconfutabile anche nei tribunali.

In Scandinavia, nel Medioevo, le donne potevano essere sfidate a duello da un uomo. In quel caso la sfidata (ho detto “sfidata”, non sfigata…) era obbligata ad accettare di battersi ma al  “sesso debole” veniva accordato un vantaggio: l'uomo, armato di mazza, era calato in un buco scavato nel terreno fino alla cintola. La donna era invece libera di muoversi, dominandolo. Poteva così girargli intorno e colpirlo con una specie di fionda, munita di una pietra a una estremità. Se l’uomo colpiva per tre volte il suolo con la mazza, senza sfiorarla perdeva la sfida.
Il famoso "duello d’onore", quello di cui tanto leggiamo nei romanzi, visse la stagione più gloriosa nel Rinascimento ma già intorno al 1300, era diventato lo strumento principe per risolvere le controversie private e ce n’erano tante, credetemi! Ma vediamo come se la sono cavata le femminucce.
Agli inizi del XIX secolo, in Argentina, i quotidiani raccontarono un fatto clamoroso,che destò scalpore nella società bigotta di quel tempo: si trattava di un duello tra donne dell’alta aristocrazia e il “corpo del reato” apparteneva a un famoso uomo politico. Non solo le sfidanti erano donne ma lo erano anche i padrini e il medico. Cinque complici, scandalosamente tutte femmine. Il duello era al “primo sangue”, ovvero alla prima comparsa del fluido che lava onte e cancella peccati e solo allora le duellanti si sarebbero ritenute soddisfatte. I cronisti dell’epoca si trovarono in contrasto circa l’esito dello scontro (!), qualcuno sostenne che una avesse subito uno sfregio su una guancia e, per questo motivo, fosse sparita dalla circolazione. Altri erano pronti a giurare che il sangue non fosse sgorgato per nulla e che una delle due avesse abbandonato il campo, per la vergogna di essersi battuta per un uomo.

Duello nel Bois de Boulogne
In Francia, durante il regno di Luigi XIII (1610-1643), i duelli erano divenuti veri e propri spettacoli. A nulla potevano gli editti reali o i terribili castighi per chi fosse sorpreso in flagrante reato. Il cattivo esempio degli uomini non tardò ad influire sulle donne. Si narra che a quel tempo, a Parigi, due dame di corte si batterono in duello a colpi di pistola. Il re ricordò ai suoi cortigiani, che si lamentavano per lo scandalo, che la proibizione riguardava soltanto gli uomini.

La bella Marchesa di Nesle
Qualche anno dopo, sotto il regno di Luigi XIV (1643-1715), si svolse un duello tra la principessa di Polignac e la marchesa di Nesle. Esse si affrontavano per il bel duca di Richelieu, non il Cardinale ma un suo pronipote, famoso “tombeur de femmes” e, si dice, ispiratore di Choderlos de Laclos per il personaggio di Valmont de “Les Liaisons dangereuses”. Di questo affascinante duca esse si disputavano il cuore, senza poterne ottenere la mano, essendo ambedue maritate ed entrambe sue amanti (wow), mortalmente gelose l’una dell’altra. Le cronache del tempo raccontarono tutto con dovizia di particolari.

Il duello avvenne al Bois de Boulogne. La Marchesa di Nesle propose la pistola e, una di fronte all’altra, si prepararono a far fuoco. Sembra che la Principessa di Polignac, davanti all’avversaria, abbia dichiarato in tono glaciale: “Mia cara, la collera vi fa tremare la mano.” Tirarono insieme, la marchesa di Nesle, colpita di striscio al seno, si accasciò a terra. Ai  padrini, che tosto la sollevarono, dichiarò di esser felice di aver versato il suo sangue per il duca e sperava, col suo sacrificio, di non essere più costretta a dividere i di lui favori. Pia illusione: quella stessa sera il duca, informato del duello, sembra avesse commentato: “Phuà, io non sacrificherei uno solo dei miei capelli, né all’una né all’altra”. Capito il gran macho, eh?

All’inizio del XIX secolo, nei pressi di Strasburgo, assistiamo a un altro duello. Coinvolte due dame aristocratiche, una francese e l’altra tedesca (l'amore non ha confini). L’uomo che si disputano è un affascinante giovane pittore. Arrivate sul luogo della sfida, le due antagoniste si affrontano alla pistola. Fatti i venticinque passi, si mettono di fronte, prendono la mira… fuoco! Ne escono entrambe illese ma la tedesca insiste per continuare. Vuole un duello all’ultimo sangue, ovvero fino alla morte di uno dei due contendenti. A questo punto i padrini, donne anche loro, si oppongono e le disarmano di forza. Ma contrariamente alla solenne tradizione maschile, entrambe rifiutano di riconciliarsi.

Consentitemi qui una breve digressione. Durante il Rinascimento, la scuola di scherma italiana era conosciuta in tutta Europa. Il maestro più famoso era Guido Antonio di Luca, esponente della cosiddetta "Scuola Bolognese", maestro di Achille Marozzo e del Capitano Giovanni de' Medici, il famoso ed eroico Giovanni delle Bande Nere. La Scherma è considerata un'Arte (la A è maiuscola) e gli stessi trattati in cui è descritta sono opere sublimi, con incisioni di gran qualità e un uso elegante ed erudito della lingua italiana. Trattati come quello del bolognese Achille Marozzo (1517-1536-1568) o di Antonio Manciolino (1531) e Camillo Agrippa (1553), definiscono il metodo, che sarà alla base di tutta la ricerca dei maestri successivi, italiani ed europei. 

Lina Cavalieri
Veniamo a un duello di casa nostra. La protagonista è Lina Cavalieri (1875-1944), vedette e cantante della belle epoque, definita la “donna più bella del mondo”, tanto da rivaleggiare con la Belle Otero. Sembra che abbia sfidato, in quel di Roma, una nota attrice di teatro. La Cavalieri, a braccia nude e stivaletti, combatté con onore dimostrando di saper usare la spada tanto da ferire, in modo non grave, l’avversaria. Forse la bella Cavalieri approfittò del duello per far parlare di sé ma dimostrò senza dubbio una buona dose di coraggio…

L’articolo è solo un assaggio, per ovvi motivi di spazio ma se volete approfondire l’argomento, vi consiglio di approcciare l’argomento con questo sito della scherma storica, F.I.S.A.S.: http://www.scherma-antica.org/oppure il sito della F.I.S.: http://www.federscherma.it/index.asp

I signori maschi inorridiscono solo a sentir parlare di armi d’offesa in mano alle signore ma non si rendono conto che la scherma, arte marziale di antichissima origine, è in realtà una “gentil signora”... e ora vi cito una famosa battuta di Voltaire (1694-1778) che, con ironia, parla di donne e spade. Il maresciallo Generale di Francia, Maurice de Saxe (1696-1750) era a spasso a braccetto per i giardini di Versailles con la favorita del momento e un cortigiano e Voltaire li videro passare. Il cortigiano sussurrò cospiratorio:
“Ecco la spada del re!”
“Ed il suo fodero…”, aggiunse ironico lo scrittore.

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