mercoledì 11 giugno 2014

Time travel, ovvero come ti ri-trovo il vichingo...



Viaggi nel tempo: idea universale che nacque nel fantasy e nella fantascienza, prima di invadere quasi tutti i generi letterari. Già menzionato nei testi antichi indù, ebraici, giapponesi e nella tradizione celtica, questo tipo di racconto apparve nella narrativa nel XVIII secolo ma solo alla metà del XIX gli autori cominciarono a scrivere di veri e propri viaggio nel passato. Una delle opere più note di questo filone è probabilmente “Canto di Natale “ di Charles Dickens. Nel racconto, alcuni spiriti conducono il protagonista Ebenezer Scrooge, avaro finanziere della Londra di metà Ottocento, in un “tour del Natale” passato , presente e futuro anche se si può disquisire sul fatto che qui si narra solo di visioni e non di veri viaggi temporali. Ma sarà uno scrittore spagnolo, Enrique Gaspar y Rimbau che per primo avrà l'idea di una macchina per viaggiare nel tempo e la inserirà nel suo romanzo, del 1887, intitolato El Anacronópete, un neologismo che può essere tradotto come "colui che vola contro il tempo". La sua idea sarà rimaneggiata da H. G. Wells nel 1895, nel libro “La Macchina del Tempo”.

Per i puristi, il metodo con cui si viaggia nel tempo determina la natura della finzione: se il viaggio utilizza una qualsiasi tecnologia per spostarsi attraverso i secoli allora sarà fantascienza, per tutti gli altri escamotage invece si parla di viaggi fantastici ed è in questa categoria che rientra la maggior parte dei romanzi. In "Killing Time" di Linda Howard (romance del 2005, inedito in Italia) l’eroina viaggia attraverso il tempo grazie a un bracciale gestito da un computer, vera e propria fantascienza. Ma anche senza l’aiuto della tecnologia, la fantasia degli autori è piuttosto creativa. I viaggiatori possono essere trasportati attraverso i secoli toccando un oggetto come l’eroina di
"Schiava" di Virginia Henley, che indossa un elmo e si ritrova catapultata nell'antica Roma (Euroclub); oppure con una caduta dalle scale come nel romance di Lori Copeland “Forever, Ashley” (inedito in Italia) o ancora subendo un incantesimo Voodoo in “Frankly, My Dear” di Sandra Hill, (anche questo inedito in Italia). Intanto mi sorge un dubbio amletico: alle lettrici italiane non piacciono i viaggi nel tempo o sono le case editrici che li snobbano? Domanda senza risposta, ma andiamo avanti. 

Molti autori usano i portali: lo fa Lynn Kurland nella sua serie Mac Leod, (il primo si intitola “A Dance Through Time”, anche questo inedito in Italia) oppure il suggestivo cerchio di pietre, sul genere dolmen, come Diana Gabaldon ne "La saga di Claire Randall" (Corbaccio 2003, Sonzogno 1993 con numerosi tagli e il titolo "Ovunque nel tempo"). Sandra Hill va ancora oltre, sentite qui: nel suo libro "Truly, Madly Viking" una nave vichinga del X secolo va fuori rotta e l’aitante capitano, dopo essere stato morso da un’orca marina (!) si ritrova nel XXI secolo, tra le braccia di un’affascinante psicologa americana. Non è stato tradotto neppure questo ma nel caso specifico sono propensa a ringraziare le case editrici italiane. Scrivere fantastico va bene, ma non esageriamo. Nel romanzo di Audrey Niffenegger, "La moglie dell'uomo che viaggiava nel tempo" (Mondadori, 2005) un uomo, a causa di un difetto genetico, si ritrova senza volerlo a viaggiare nel tempo. Imprevisti sbalzi temporali che gli causeranno non pochi problemi con la moglie. I diritti di questo libro furono acquistati da Brad Pitt che, nel 2009, realizzò un film
("Un amoreall'improvviso", diretto da R. Schwentke con Eric Bana e Rachel McAdams).

Nelle storie d'amore il più utilizzato è il viaggio nel passato. L’obiettivo è mostrare la storia in chiave moderna raccontando, perché no, il romanticismo di un castello medievale sprovvisto di comfort. Romanticismo? Mah! Che gusto ci proverà un’eroina ad affrontare, non solo la cronica e avvilente mancanza di comodità, ma anche l’abissale differenza della condizione della donna nell’epoca in questione? Forse è per evitare crisi isteriche nelle suddette eroine che le autrici creano spesso situazioni esilaranti, come fa Jude Deveraux ne "L'uomo dei miei sogni" (I Romanzi Mondadori, 2013). Il romance è il quindicesimo della serie
Montgomery/Taggart, pubblicato negli USA nel 2002. Se non lo conoscete, vi consiglio di leggerlo: la protagonista, dopo essere stata abbandonata dal fidanzato, si trova a faccia a faccia con un vero cavaliere scozzese sulla cui tomba sta  piangendo tutte le sue lacrime. Lui è Nicholas Stafford, conte di Thornwyck, morto nel 1564 ma verso il quale Dougless si sente spingere da una forza sconosciuta. La nostra bella americana non ha certo di che lamentarsi. Perché, con la scusa dei viaggi nel passato, si incontrano veri maschi alfa: pirati, lord inglesi, vichinghi. Ora capisco perché sopportano tutti questi disagi!

E il viaggio nel futuro? Curiosamente sono spesso gli eroi maschili ad affrontarli forse perché la reazione di un maschio alfa, alla vista di un televisore o una lampada elettrica, diventa davvero esilarante. Ricordate ne "Il bacio dell'Highlander" di Karen Marie Moning, (Leggereditore, 2012) che il nostro eroe è terrorizzato da un disco? Sconcertante poi il loro modo di reagire alle donne che, ovviamente, si comportano in modo molto diverso da quelle della loro epoca.

Ma a quale scopo si viaggia nel tempo? Nei libri di fantascienza o di fantasia lo si fa per cambiare il passato, proteggere il presente o modificare il futuro e un viaggiatore esperto deve stare attento a non commettere errori, che potrebbero essergli fatali. Come uccidere un antenato o ritrovarsi faccia a faccia con se stesso. Qui si rischia una fenomenale crisi isterica



Conclusione: i viaggi nel tempo sono assai complicati e non sono per tutti, ma possono dare una svolta originale e procurarci un bell’alfa pronto per l’uso. Per questo, vi consiglio di acquistare il libro di Paul Davies, "Come costruire una macchina del tempo" (Mondadori, 2003). Munitevi di cacciaviti, bulloni e... un buco nero cosmico e datevi da fare. Ci vediamo nel IX secolo, in compagnia di un Vichingo, ovvio!



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