giovedì 17 luglio 2014

Romance o fiaba? Un bel dilemma…


- Zia Adele, cosa stai leggendo?
- Un libro.
- Ah! E di che parla?
- Bhè… è una storia d’amore.
- C’è il Principe Azzurro, nella tua storia?
- Mhh… sì, lo possiamo chiamare così.
- E il principe salva al principessa nella tua storia?
- ??!!...
 
Ed ecco come, con una semplice domanda, una bambina di sette anni mi interpella su quelle che sono le mie letture. Devo confessare che, in quel momento preciso, stavo leggendo I doveri di un cavaliere, di Lynsay Sands. La mia eroina presenta strane similitudini con una certa Cenerentola e l’eroe di questa storia potrebbe davvero assomigliare a un principe azzurro, un pochino più rude è vero, ve lo concedo, ma la questione non è questa. Vediamo cosa dice l’enciclopedia Treccani alla voce fiaba: Racconto di avventure in cui domina il meraviglioso, negli episodi come nei personaggi, anonimo e popolare, di fonte e tradizione orale. Ebbe, fin da tempi remoti vastissima diffusione nel mondo indoeuropeo, come importante genere della narrativa orale d’intrattenimento.” Ah, bene, parliamo della stessa cosa. C’è stata qualche evoluzione ma in fondo in fondo i nostri Romance non sono forse fiabe per noi, bambine un po’ cresciute?



Andiamo alle origini, allora. Le fiabe fanno parte di quella grande famiglia che è la tradizione dei racconti orali. I cantastorie medievali, ve li ricordate? Di bocca in bocca, per generazioni, queste storie sono migrate per tutta Europa. Ma è solo nel XVII secolo che nasce un vero e proprio genere letterario, grazie a Charles Perrault, che pubblica nel 1695 i suoi famosi “Racconti di Mamma Oca” in cui sono contenute alcune delle più celebri fiabe che hanno accompagnato generazioni di bambini: Cappuccetto Rosso, Barbablù, La bella addormentata, Pollicino, Cenerentola e Il gatto con gli stivali. L’autore adotta un tono leggero e ne approfitta per inserire, in ogni storia, una morale. Fino ad allora non era mai accaduto.



Qui bisogna fare una distinzione perché favola e fiaba non sono la stessa cosa: la favola infatti è una breve narrazione, per lo più in versi, i cui caratteri fondamentali furono segnati già da Esopo e universalmente diffusi da Fedro: essenziale è che essa racchiuda una verità morale o un insegnamento di saggezza pratica e che vi agiscano, a volte insieme a uomini e dèi, animali o esseri inanimati, sempre però caratterizzazioni di virtù e vizi umani.

Centocinquant’anni più tardi, furono i Fratelli Grimm che cominciarono a interessarsi dei racconti popolari tedeschi e, dopo averli riuniti raccogliendoli da fonti differenti, pubblicarono la loro prima opera con il titolo Kinder-und Hausmärchen (Fiabe per bambini e famiglia, da noi tradotto con il titolo Fiabe del focolare). I due fratelli erano principalmente dei linguisti, volevano andare alle origini della lingua tedesca quindi dedicarono molte energie alla ricerca ed alla trascrizione dei miti e delle leggende dell'area germanica.

Anche le fiabe dunque seguono un canovaccio tipico, come quello delle tragedie. All’inizio viene descritta una situazione di equilibrio: l’eroe o l’eroina e tutti i personaggi della storia sono felici ma… eh sì, c’è sempre un ma… a un certo punto succede qualcosa di terribile, di inaspettato che diventa il nodo dell’intrigo: la bella principessa è colpita da un evento funesto o torturata dalla matrigna e il principe, ahimè, trasformato in ranocchio o in qualche altro essere viscido e disgustoso. Un piccolo mondo che dovrà essere salvato a tutti i costi e da questo momento l’eroe comincia a reagire per opporsi, combattere. 


Dovrà affrontare mille prove, mille pericoli: combattere draghi, opporsi alle macchinazioni delle fattucchiere malvagie, dare prova di forza e astuzia. Tra l’altro avrà anche l’arduo compito di scoprire a chi appartiene la graziosa, minuscola scarpetta di cristallo che gli è capitata tra le mani… Una cosa è certa: la suspense diventa quasi insostenibile e fino alla fine il lettore si chiederà se il poveraccio riuscirà nell’intento di sconfiggere giganti, orchi, streghe, maghi e folletti o peggio, matrigne. Le matrigne sono sempre perfide e pericolose, un po’ come le odierne suocere. Il male si annida nella famiglia,occhio!


E il cattivo? Riesce, per qualche misera pagina a sconfiggere il nostro eroe, viene illuso di detenere il potere, di essere il vincitore assoluto quando… quando a un certo punto il bene trionfa sul male e ci viene dimostrato che il crimine e la menzogna non pagano. Mai. Poveraccio. La conclusione ottimistica e felice delle fiabe ci permette di credere dunque che, nella vita c’è sempre un mezzo per riuscire a cavarsela, qualsiasi sia la situazione in cui siamo invischiati: faccia a faccia con un troll, nelle grinfie di una maga cattiva o prigionieri di un orco antropofago. Molto pedagogico, vero?

Interessante notare come i problemi esistenziali che pongono le fiabe siano sempre posti in termini brevi, semplici anche se a volte molto tragici. L’abbandono di bambini da parte dei genitori (Hansel e Gretel), madri sconsiderate che lasciano andare la propria figlia da sola nella foresta infestata di lupi (Cappuccetto Rosso) e quello che più è scioccante, se ci pensate bene, è l’apparente indifferenza dei personaggi chiamati in causa: la piccola innocente Cappuccetto Rosso si allontana da casa fischiettando con le sue focaccette, Hansel e Gretel si ostinano, più volte, a tornare da quegli stessi genitori che li hanno abbandonati.

E l’amore? Al centro delle fiabe c’è spesso la sua ricerca, la sua conquista con tutto il corollario dei problemi e vi sarete accorte che nella maggior parte delle fiabe c’è sempre qualcuno che mette in guardia le giovanette contro l’amore, soprattutto contro i pericoli del sesso. La Bella Addormentata si punge il dito con un oggetto appuntito (simbolo fallico secondo gli psicologi…), sanguina e si addormenta. Il principe deve scartare siepi di spine (!) per raggiungerla e quando l’abbraccia, si schiudono i fiori… Quanti simboli con un messaggio chiaro: bisogna essere pronti per l’amore fisico. Nella fiaba della Bella e la Bestia, la Bella rifiuta di diventare la moglie del mostro, ma quando egli si lascia morire di dispiacere, ella commossa gli dà un bacio e lo trasforma in principe. La morale? Se non sei pronta, il sesso ti sembrerà disgustoso e ti farà paura (o almeno è quello che vogliono farci credere…)

Ognuna di noi durante l’infanzia ha ascoltato le belle fiabe di Cenerentola, Biancaneve, la Bella Addormentata. Ma questi racconti ci hanno permesso di superare le incertezze dell’adolescenza o siamo ancora alla ricerca, attraverso le nostre attuali letture, di ritrovare la dolce e illusoria certezza del lieto fine? Perché i nostri romance non sono che fiabe, dove le eroine sono sempre bellissime, intelligenti, educate, destinate a diventare spose e madri, anche se di solito non sono mai rappresentate come diligenti casalinghe. Sono dolci, buone perché la bontà è sempre ricompensata… e gli eroi? Pure loro bellissimi, virili, ricchi: ecco le qualità principali per piacere a una donna! Ma sono anche coraggiosi, ostinati quando si tratta di conquistare l’amore o di salvare la prescelta. Arrivano sui loro cavalli, meglio se bianchi, i capelli al vento, brandendo la spada (!) per affrontare il Male, in qualsiasi sembianza esso sia.

Il Bene alla fine trionfa, la bella è salva, lui è perdutamente innamorato e vivranno felici e contenti circondati da tanti bambini. Importante quest’ultima precisazione, perché né la vecchiaia né la morte degli eroi è mai accennata. Infatti i Fratelli Grimm concludono spesso le loro fiabe con la frase “Ed essi non sono morti ma vivono ancora”. Così ci mettono di fronte a una vita non solo felice ma anche lunga, molto lunga… tutte similitudini che parlano da sole. I nostri romance non sono che adattamenti contemporanei di queste meravigliose fiabe che hanno accompagnato la nostra infanzia. Anche noi leggendoli immaginiamo che la speranza ci sia ancora e che, anche nella peggiore delle situazioni, tutto potrebbe tornare ad essere meraviglioso. A patto di avere accanto l’uomo dei nostri sogni.

Abbiamo la nostra risposta quindi di fronte agli scettici che si fanno beffe delle nostre letture:  il Romance è uno specchio che riflette i sogni ma anche le nostre paure, le nostre angosce, ed è qui che interviene la parte pedagogica della morale fiabesca: essa soddisfa i nostri bisogni di serenità e armonia. Le fiabe, da piccoli, ci aiutano a crescere, da grandi ci permettono di ritrovare il gusto perduto dell’infanzia. Piccole o grandi, è importante il piacere che ne ricaviamo, le ore trascorse a sognare. Quelle nessuno ce le può portare via.

Allora... c’era una volta…



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