lunedì 15 settembre 2014

Battaglie, duelli e affini… difficile ma non impossibile


Le descrizioni creano il set nel quale si svolgerà la narrazione del vostro libro e sono essenziali, perché permettono al lettore di visualizzare meglio la vicenda e seguire le avventure dei vostri protagonisti. Senza descrizioni il lettore è come immerso in un palcoscenico vuoto:  ciò che descrivete può essere drammatico o  divertente ma sarà senza forza alcuna, poco stimolante, poco “visivo”. Per dare forza a un set è necessario descriverlo. Ovvio direte voi. Ma una buona descrizione è concreta, stimola i sensi, è dinamica e ha significato per la storia e quindi una descrizione non si fa a vanvera. Voi siete il regista incaricato di stimolare il cervello dei lettori con immagini che abbiano la stessa forza e la stessa concretezza dei grandi del cinema.

Ricordate la scena iniziale de “Il Gladiatore”? Un barbaro sfida l’esercito lanciando la testa di un legionario verso la legione romana schierata. Subito dopo, campo lungo e poi un primo piano sul legato (l’affascinante, indimenticabile Massimo Decimo Meridio interpretato da Russell Crowe) e, ancora, l’incitamento dello stesso alle truppe e la mitica frase “Al mio segnale, scatenate l’inferno”.


Mr. Ridley Scott ha fatto un gran lavoro, insieme agli sceneggiatori: vi fa subito entrare nella storia, vi presenta un protagonista forte e volitivo, vi fa subito capire da che parte stare (i barbari sono brutti, sporchi e cattivi, i romani no) e dopo soli cinque minuti sfido chiunque a spegnere il televisore. Così dovrebbero essere anche le descrizioni che fate nei vostri libri di battaglie, duelli e affini.

Fate questo esercizio: guardate le scene iniziali del film poi provate a descrivere la stessa successione di eventi, gli stessi personaggi, lo stesso set ma, soprattutto, provate a ricreare sulla carta lo stesso pathos. Vi accorgerete che è un’impresa quasi titanica. La descrizione di scene corali infatti, sulla carta, è molto complicata dato che noi possediamo una sola telecamera e in genere è consigliabile raccontare la battaglia da un solo punto di vista.

Qualche consiglio ve lo posso dare. Prima di tutto è essenziale avere un’ottima conoscenza di ciò che andate a descrivere/raccontare. Mi spiego: se due vostri personaggi si trovano a fare un duello, prima decidete che tipo di arma essi debbano usare, poi informatevi sulle principali mosse della scherma, non solo d’attacco ma anche di difesa (c’è sempre colui che attacca e colui che si difende ed è meglio descrivere entrambe le mosse) e infine guardatevi qualche filmato su You Tube di scuole di scherma o di duelli simulati, esistono soprattutto in lingua inglese. Dopodiché, scrivete la scena ma… c’è un ma. Dovrete simulare voi stesse le mosse che fate fare ai vostri protagonisti. Ebbene sì, armate di gladio (nel mio caso di gladio finto comprato a Roma in un botteghino di souvenir) o di spada di Zorro (rimasuglio del costume carnevalesco di vostro figlio/nipote) o di spada laser (ottima una torcia elettrica a led), provate a ripetere “dal vivo” ciò che avete descritto sulla carta. Se non ci riuscite voi, figuriamoci un lettore. Mi raccomando però, un occhio di riguardo al vostro lampadario di cristallo…

Come descrivere invece una battaglia? In genere siamo nel Medioevo (quanto ci piacciono le armature lucenti e i cavalieri senza macchia e senza paura?) ma vi devo disilludere: le battaglie come noi le immaginiamo furono rare nel Medioevo. Avete presente la campale battaglia conclusiva del film “Il Ritorno del Re” quando l'esercito di Rohan va in soccorso al regno di Gondor? Tolkien e il Signore degli Anelli, per intenderci, ebbene sappiate che il primo riflesso dei capitani del tempo era proprio quello di evitarle, o meglio di chiudersi tra le mura dei castelli. Ed ecco che l’assedio per voi diventa di primaria importanza. Giocatevi dunque l’asso di un gruppo di assediati mentre tentano una sortita per disorganizzare il blocco o porvi fine. Ricordiamoci che i cavalieri medievali, nella loro ricerca di prodezze eroiche, caldeggiano spesso questa soluzione anche se spesso è l’ultima spiaggia.

La carica frontale, tanto apprezzata dagli scrittori di tutti i tempi, così come dai cavalieri e dalle fonti storiche dell'epoca, ha come scopo principale quello di suscitare il panico nell'avversario, spingendolo così alla fuga scomposta e dovrebbe essere descritta dopo una “preparazione” con una scena di arcieri e balestrieri. I cavalieri, sempre nel Medioevo, erano di solito raggruppati su tre, cinque ranghi, poi in file o in squadre di venti e trenta riunite attorno alla bandiera o al vessillo. L'insieme di più squadre formava un battaglione.

Ora, voi scrittori e scrittrici di battaglie, avete a disposizione sulla carta un esercito che conta generalmente tre o quattro battaglioni. Fate campi lunghi come i registi (come Mr. Scott, quando ci mostra tutto l’esercito romano schierato). Mostrate dunque le squadre che caricano in ordine serrato, magari una dopo l’altra, in una successione che abbia logica e ordine. Che so, i cavalieri che abbassano insieme le proprie lance dando di sprone alle cavalcature per accelerare fino all'urto frontale. Come un buon regista mantenete la compattezza dei vostri uomini, condizione imprescindibile per il successo. Perché voi siete un generale e una manovra di questo genere esige disciplina.

Checché ne dicano le fonti medioevali o il libro che avete consultato per avere ispirazione, in realtà è raro che la prima carica sia vittoriosa. Bisogna allora che i vostri cavalieri facciano dietro-front e riformino i ranghi. Per far ciò, approfitteranno di una nuova carica, condotta con l’aiuto di contingenti tenuti di riserva e a questo punto potete fare un bel primo piano sugli arcieri. In caso di sconfitta i cavalieri rischiano di essere isolati e disarcionati dai fanti, o spinti a fuggire e abbandonare così le truppe al loro triste destino. Ma voi, da buoni generali, in caso di fallimento della prima carica dovrete ingannare il nemico, incoraggiandolo a rompere i ranghi con una fuga simulata. A questo punto potete far comparire cavalieri e fanti pronti a tendere un’imboscata ai fuggitivi (tattica utilizzata spesso, anche nella battaglia di Hastings).

Vi sarete rese conto (spero) che la descrizione di una battaglia è un susseguirsi di scene con campo lungo (un gruppo di protagonisti o di personaggi) e di primi piani, con eroe o eroina che, per forza di cose, per il momento dovranno sopravvivere a qualsiasi minaccia, di un nemico umano o meno.

Ma i cavalieri non combattevano soltanto caricando a cavallo: in molte occasioni essi si mischiavano ai fanti (battaglia di Dorylée,1098, di Bourgtheroulde, 1124, Crécy nel 1346 e Poitiers nel 1356). Questo poiché il peso delle armature, sempre maggiore, metteva i cavalieri in una posizione poco favorevole sul piano offensivo proprio nei confronti dei fanti, molto più mobili. Ricordatevi, quando “vestite” di armature i vostri protagonisti, che un elmo impediva la visuale perfetta sull’orizzonte (con la celata abbassata il cavaliere vede solo davanti a sé), la maglia di ferro (la lorica hamata dei legionari, usata per tutto il Medioevo) pesava sei chili e oltre (la più pesante rinvenuta, ben 14 kg) e manopole, schinieri, bracciali, guardareni, panziera ecc ecc, rendevano i movimenti rallentati e solo chi era molto esperto di battaglie riusciva a gestire tutto ciò mantenendo l’abilita indiscussa con spada o lancia o mazza.

Se la vostra battaglia “sulla carta” deve far risaltare la prodezza di un eroe, sappiate che nell'ambito di combattimenti di massa (campo lungo) c’è lo spazio per scontri più personali. La carica che descriverete sarà compatta e collettiva ma poi potrete fare il primo piano su un cavaliere, che sceglierà il suo avversario nelle file nemiche per abbatterlo con la sua lancia, la spada o qualsiasi altra arma bianca. Anche storicamente, la maggior parte dei combattimenti collettivi era preceduta da scontri più vicini alla singolar tenzone in cui la prodezza individuale trovava libero corso. Alle ingiurie, alle grida intimidatorie e alle varie dimostrazioni di ostilità del nemico, seguiva spesso una sfida lanciata da uno o più cavalieri.  

Un tempo l'esito di questo combattimento poteva sostituire  o fare da modello allo scontro generale. Casi di questo tipo sono numerosi per tutto il XII e XIII secolo, ancora più frequenti nel XIV, durante la guerra dei Cento anni e non era raro che, durante una tregua, i cavalieri ingannassero il tempo organizzando giostre, duelli o scontri fra i campioni dei due campi. La maggior parte di questi combattimenti fra cavalieri erano meno sanguinosi delle battaglie vere e proprie. Ciò era dovuto sia alla qualità del loro armamento difensivo, sia alla concezione ludica della guerra cavalleresca e a un codice non scritto, che voleva il vincitore risparmiare la vita il cavaliere vinto.

Per concludere: le vostre battaglie dovranno essere realistiche e dovrete impiegare un pizzico di crudeltà, un etto o due di coraggio, due chili di spade, corazze e destrieri bardati per la battaglia, una tonnellata di eroi distribuiti equamente o meno tra le parti avverse e tanta pazienza perché, come cantavano i Morcheeba, Rome wasn't built in a day.

Ora, prendete carta e penna e… scatenate l’inferno!



2 commenti:

  1. Grazie. Nozioni preziose sagaci e brillanti. Salvato. Ora vado a studiare. A me le armatre e gli spadoni piacciono da matti!!!!

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  2. Buon duello e buona battaglia Virginia!!

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