sabato 20 dicembre 2014

Tutankhamon, il mistero continua…



A chi non vengono i brividi? Sì, mi riferisco alle mummie. Ci turbano e affascinano con i loro segreti, le maledizioni, la magia. Ma un tempo erano persone che vivevano, pensavano e amavano proprio come noi, non dobbiamo dimenticarlo neppure se sentiamo parlare di Tutankhamon, faraone circondato da tali misteri che neppure la moderna tecnologia riesce a risolvere. Anche a voi capita? Bene, allora vi racconto qualcosa su di lui.


Salì al trono giovanissimo, faraone della XVIII dinastia la cui tomba fu scoperta, pressoché intatta, dall’egittologo Howard Carter il 4 novembre 1922 grazie alle sovvenzioni di Lord Carnarvon. Il suo è un dramma antico, una storia di cui si sta ancora scrivendo il finale. Il primo capitolo lo possiamo collocare intorno al 1390 a.C., varie decine d’anni prima della sua nascita, quando sale al trono Amenhotep III che governa un impero che si estende dall’Eufrate, fino alla Quarta Cataratta del Nilo. Da nord a sud duemila chilometri di ricchezze inimmaginabili. Al suo fianco la regina Tiye, potente e scaltra. Amenhotep III regna per trentasette anni, onora Amon e la casta potentissima dei suoi sacerdoti, il popolo prospera, le casse del regno si riempiono grazie ai possedimenti oltreconfine.


Il secondo atto del dramma è una rivoluzione: morto Amenhotep III gli succede il suo secondogenito, Amenhotep IV. Sognatore rivoluzionario abbandona il culto di Amon e del pantheon ufficiale egizio per abbracciare il dio unico Aton, il disco solare. Nel quinto anno del suo regno cambia nome, diventa Akhenaton e come dio vivente abbandona la capitale Tebe e costruisce a Tell el-Amarna, in mezzo al deserto, la sua città Aketaton. Con la sua sposa, la bellissima Nefertiti, assolve il ruolo di sommo sacerdote di Aton. La classe sacerdotale di Amon viene privata di potere e ricchezza, l’Aton regna supremo; l’arte di questo periodo è pervasa da un realismo unico nella storia egizia e il faraone si fa ritrarre così com’è, con la pancetta e il viso lungo dalle labbra carnose. La fine del suo regno è avvolta nel dubbio e per un breve periodo l’Egitto è governato da uno o forse due sovrani che regnano insieme ad Akhenaton o subito dopo la sua morte. Forse uno di essi è la stessa Nefertiti, il secondo è un personaggio misterioso, Smenkhkara, di cui non si sa quasi nulla.

Akhenaton
Quel che si sa è che nel terzo atto del dramma troviamo sul trono un bambino di nove anni: Tutankhaton (l’immagine vivente dell’Aton) che nei primi due anni di regno lascia Aketaton e con la sua giovanissima sposa Ankhesenpaaton (figlia di Akhenaton e Nefertiti) torna a Tebe, dove riapre i templi di Amon e gli restituisce onore, gloria e ricchezza. I reali consorti cambiano nome: Tutankhamon e Ankhesenamon. L’eresia di Akhenaton è stata ripudiata e verrà cancellata per sempre.



A questo punto sul dramma cala il sipario: dieci anni dopo l’ascesa al trono Tutankhamon muore, senza eredi. Viene sepolto in modo frettoloso, in una piccola tomba progettata per un privato e, meno di un secolo dopo, tutti lo hanno dimenticato. Nascosto ai saccheggiatori dalle tombe scavate intorno e sopra, proprio per questo motivo è arrivato quasi intatto fino a noi e al suo interno sono stati ritrovati più di cinquemila reperti che però non hanno fatto luce sui rapporti familiari più intimi del giovane re. Chi erano i suoi genitori? Nel 2005, grazie a una serie di TAC, si è dimostrato che non morì per un colpo alla testa ma che la parte posteriore del suo cranio era stata forata durante la mummificazione. Una nuova ricerca nel 2010 ha analizzato non solo il DNA di Tutankhamon, ma anche quello di altre dieci mummie, sospettate di far parte della cerchia ristretta dei suoi familiari e ci sono voluti sei mesi per ottenere un campione che si potesse amplificare e sequenziare per far luce sull’identità del padre di Tutankhamon.



Le testimonianze archeologiche riguardanti questa questione cruciale erano ambigue. In varie iscrizioni risalenti all’epoca del suo regno, Tutankhamon parla di Amenhotep III definendolo suo padre ma Amenhotep III morì circa dieci anni prima della sua nascita. Molti studiosi ritengono invece che il padre fosse Akhenaton, tesi è confortata dalle iscrizioni di un blocco spaccato di calcare rinvenuto vicino ad Amarna in cui sia Tutankhaton che Ankhesenpaaton vengono definiti figli amati del sovrano.



Una volta isolato il DNA delle mummie è stato abbastanza facile confrontare i cromosomi Y delle mummie per vedere se fossero legati da parentela. Alla fine si è stabilito, con una percentuale di probabilità superiore al 99,99 per cento che Amenhotep III era il padre dell’individuo sepolto nella tomba KV55 e che questo era a sua volta il padre di Tutankhamon. A questo punto sapevamo dunque di avere il corpo del padre ma non si sapeva chi fosse. I sospetti si concentravano soprattutto su Akhenaton. La tomba KV55 ospitava un deposito di materiale che si riteneva fosse stato preso da Tutankhamon ad Amarna, dove era stato sepolto Akhenaton e da lì portato a Tebe. Benché i cartigli (ovali contenenti i nomi del faraone) fossero stati cancellati dal sarcofago lì ritrovato, questo recava alcuni epiteti associati esclusivamente ad Akhenaton.



Nuove indagini sul DNA e nuove tomografie computerizzate della mummia KV55 hanno chiarito che era un uomo vicino ai 40 anni: gli studiosi hanno concluso che era figlio di Amenhotep III e di Tiye ed era quasi certamente Akhenaton. E la madre di Tutankhamon? Il DNA di una mummia scoperta accanto a quella di Tiye era correlato a quello del giovanissimo sovrano. Ancora più stupefacente è il fatto che, grazie al suo DNA, si è dimostrato che anche un’altra mummia lì ritrovata, denominata la Giovane Signora, era figlia di Amenhotep III e di Tiye, come Akhenaton. Quest’ultimo aveva dunque concepito un figlio con sua sorella. Il bambino sarebbe stato chiamato Tutankhamon.



Grazie a questa scoperta oggi sappiamo che è improbabile che Tutankhamon fosse figlio di una delle mogli conosciute di Akhenaton, Nefertiti o la seconda consorte Kiya. Fra i reali dell’antico Egitto l’incesto non era una pratica insolita e forse proprio l’incesto determinò la morte prematura del giovane faraone. Dalle immagini tomografiche della mummia è emerso inoltre un dettaglio che era passato inosservato: Tutankhamon era affetto da equinismo del piede sinistro, a un dito del piede mancava un osso e le ossa di una parte del piede erano andate distrutte per necrosi. Tanto il piede equino quanto la malattia ossea gli impedirono di camminare agevolmente e infatti nella sua tomba sono stati ritrovati più di cento bastoni da passeggio, alcuni dei quali mostrano chiare tracce di usura. Tutankhamon era anche afflitto da malaria, forse la causa della sua morte? Ma la salute di Tutankhamon era compromessa fin dal suo concepimento, visto che i genitori erano fratelli. L’incesto tra componenti di famiglie reali possono avere vantaggi politici, ma il matrimonio tra fratelli aumenta le probabilità di tramandare ai figli un assortimento di difetti genetici.



Howard Carter e uno dei sarcofagi
Fra i tanti splendidi oggetti sepolti con Tutankhamon c’è un cofanetto rivestito d’avorio intarsiato che raffigura il faraone con la regale consorte: Tutankhamon si appoggia al bastone mentre la sua sposa gli porge un mazzo di fiori; in questa come in altre raffigurazioni la coppia appare serena e innamorata. Horemheb, comandante in capo dell’esercito di Tutankhamon, che conquistò il trono alla sua morte morì senza eredi lasciando il trono a un altro comandante dell’esercito: Ramses I. Con lui ebbe inizio una nuova dinastia che sotto la guida di suo nipote Ramses II portò a nuove vette l’Egitto e il potere imperiale. Egli si impegnò per cancellare dalla storia ogni traccia di Akhenaton e di Tutankhamon ma ci ha pensato Howard Carter a mantenerne vivo fino a noi il loro ricordo…

sabato 13 dicembre 2014


 Il 18 dicembre 2014 
venite con me in Egitto
Ascolteremo insieme a Nicholas e Sylvia il 
Canto del Deserto 

Il fascino della valle del Nilo e dei suoi tramonti, le spedizioni archeologiche ricche di storia e mistero, i pericoli nascosti tra le dune del deserto, la grinta di un’affascinante protagonista, l’amore e il desiderio di uomini disposti a tutto, fanno di questo libro una lettura avvincente e romantica...


Trama: Luxor, 1871. Lady Sylvia Dunmore, vedova dopo un disastroso matrimonio, giunge in Egitto con il padre. Per lei è un sogno che si avvera, finalmente potrà vedere con i suoi occhi i luoghi che ha imparato a conoscere attraverso le lettere del fratello Adam, che da anni collabora con le spedizioni archeologiche del duca di Brokenwood, l’amore negato della sua adolescenza, divenuto cieco a causa di un terribile incidente.
Il desiderio di scoperta che da sempre anima Sylvia viene presto esaudito: il duca le offre di unirsi a una spedizione diretta all’oasi di Siwa, sulle tracce del leggendario esercito scomparso di Cambise. Da subito la sua bellezza attira l’attenzione di un enigmatico personaggio, ladro di tombe, poliglotta e studioso di reperti antichi, ma Sylvia è troppo affascinata dall’avventura per preoccuparsene. Fino a quando il clamoroso rinvenimento del ritratto di una regina del passato, Nefertiti, non scatena una serie di eventi drammatici che metteranno in serio pericolo la sua vita.A salvarla dal terribile destino cui è stata condannata sarà Abu Ramla, il Padre della Sabbia, con il suo coraggio e l’unica travolgente forza che nessuno può sconfiggere: l’amore.
In edizione digitale
e
Il 22 gennaio in libreria

Il book-trailer realizzato da Francy della Rosa 
già vi trasporta per qualche minuto 
nelle magiche atmosfere del libro...