martedì 17 febbraio 2015

Cinquanta sfumature di schiavitù e oloturie…


Se ne parla tanto, fino allo sfinimento. Potere della pubblicità, di una Biancaneve rivista in chiave erotica e un po' furbetta. Cinquanta sfumature e varie pennellate di rosso. Passione? Non direi. Sono entrata ieri sera al cinema con la mente sgombra, non essendo riuscita a finire il libro ero comunque curiosa, chiamiamola curiosità intellettuale. Ero decisa a restare incollata alla poltrona come una cozza allo scoglio, a guardare il grande schermo in attesa di una rivelazione.

Dopo dieci minuti la mia mente, nel buio abissale del multisala, ha cominciato a pensare con una certa nostalgia agli organismi acquatici galleggianti, che vengono trasportati passivamente negli oceani dalle correnti. Plancton, altro che cozze.  

Dopo venti minuti, avevo deciso che non basta un corpo scolpito per farmi tremare come un crème caramel. Colpa delle sfumature espressive del volto di Jamie Dorman, che non sono cinquanta, ma  si possono contare sulle dita di una mano. Quaranta minuti e Dakota Johnson mi ha fatto tornare in mente Miami Vice e quel gran figo di suo padre Don, Johnson appunto. Altro che cozze. Decisa a trasformarmi in plancton e abbandonare la poltrona/scoglio in gran fretta, mi sono alzata. Un coro di “giù, giù” e “spostati” mi ha accompagnata per qualche secondo. Insomma, non si può mica perdere neppure un fotogramma, no? Magari si perde il filo della trama.

L’amica a fianco mi ha afferrata, volitiva: “Resisti Castellano, magari ti viene qualche idea per i tuoi libri”. Sicuro. Infatti ho deciso che i miei Alfa, alle loro amate, mai più, nemmeno sotto tortura, declameranno questa frase: dimmi che vuoi essere mia. Lo giuro, parola di giovane plancton-marmotta.

Oloturia, o cetriolo di mare
Alla sigla finale, ho deciso che questo film non ha nulla a che vedere con l’erotismo o il BDSM. Che la storia non ha importanza, importano solo le immagini, costruite ad hoc per suscitare determinati sentimenti e appagare certe fantasie. Un documentario sull’accoppiamento delle oloturie (anche conosciute come cetrioli di mare, tanto per restare in argomento oceanico) che non vuol narrare niente, ci mostra solo un’ora e mezza d’immagini di oloturie.

Così, se continuate a leggere, vi avviso che l’argomento da qui in poi è scabroso. Fate un bel respiro, rilassatevi, se siete in ufficio preparate una schermata di salvezza, in caso passi il capo o una collega che non si fa mai gli affari suoi. Se invece avete per le mani un uomo che vi interessa (carnalmente, intendo), continuate a leggere: magari è un dominatore e voi non lo avete mai saputo.

Mi spiego: oggi esploriamo il mondo fumoso del BDSM, mi accingo a chiarirvi le idee su quello che ormai è diventato il leitmotiv delle nostre letture. L’erotico ormai è come il parmigiano grattugiato su  un piatto di maccheroni dal profumo stuzzicante e si sa, sesso e cucina, oggi sono di moda.

Cosa vuol dire BDSM?

La "B" significa Bondage e proviene dal verbo inglese "to bond", pratica che consiste nel bloccare, legare una persona consenziente – sia ben chiaro, tutto deve svolgersi con il pieno consenso di entrambi – con nodi e passaggi di corda in parti sensibili e non del corpo. Qui facciamo una annotazione storica: il bondage tradizionale è stato esportato dal Giappone. Tra il 1467 fino al 1600 circa, il paese fu preda di brutali e violenti conflitti. In questo clima, insieme a un’infinità di nuove arti marziali, si svilupparono le tecniche per catturare, trasportare, interrogare e torturare i prigionieri: Tasuki-dori e Hobaku-jutsu sono metodi tradizionali di cattura e detenzione di un avversario, mentre Hojo-jutsu è una tecnica per usare una corda su un avversario imprigionato. Per questo motivo si presume che le attuali pratiche giapponesi di immobilizzazione erotica abbiamo avuto origine  durante questo periodo.
 
Oggi il bondage ha importanti regole di sicurezza che non devono mai essere valicate, in nessuna circostanza. Esso può essere praticato con corde morbide ma resistenti, con accessori come manette, finimenti di cuoio, lacci di contenzione o foulard di seta. Ad alcuni dominatori piace legare i loro sottomessi anche per poterli nutrire (ecco, come dicevo, i maccheroni…) in un gioco dominatore/dominato molto gradevole per entrambi.

La "D" significa Dominazione. Il dominatore è colui che possiede il controllo o meglio, colui a cui a cui si cede il controllo, perché non ha tutto il potere: può fare solo ciò che il dominato  accetta di concedergli e credetemi, qui sta la grande differenza, il nodo della questione.

La dominazione non è solo sessuale, il piacere tra sottomesso e dominatore è prima di tutto intellettuale e il “gioco” va praticato in un contesto di regole precise, che devono essere seguite da ambo le parti, dato che ognuno ha limiti fisici, morali, emozionali, psicologici e gusti e “fantasmi” differenti. Le regole vanno rispettate e segnano il confine tra colui che controlla e colui/lei/loro che si abbandonano al controllo del Padrone. Il modo in cui questo controllo è esercitato rappresenta la sicurezza fisica, morale ed emozionale dei due partener. Ma non è facile trovare un sottomesso che si adegui al desiderio di dominazione o un dominatore che sappia di cosa ha voglia e bisogno il suo sottomesso.

La "S" significa non sottomissione ma sadismo, quello di cui tanto scrisse il  famoso Marchese de Sade (Donatien-Alphonse-François de Sade, 1740-1814). Ma attenzione: nel contesto del BDSM il sadico non è un torturatore o un dittatore. Il sadico in questo caso non fa soffrire ma presta la massima attenzione a ciò che fa, assicurandosi che il sottomesso sia pronto a subire con la certezza che a quest’ultimo piaccia ogni sua azione.

La "M" significa masochismo. Un masochista è davvero qualcuno a cui piace soffrire? Un masochista è piuttosto qualcuno che si accerta che colui che lo farà soffrire lo farà seguendo le sue regole e le sue inclinazioni. Ci sono molti modi di esprimere il gusto per il masochismo ma al masochista piace, in generale, un miscuglio di dolore erotizzato, calmierato da regole precise di cui parlavano più sopra.

Non esiste un solo tipo di BDSM, ce ne sono molti e coniugati in mille sfaccettature dato che è praticato da persone di natura e gusti diversi. Non si deve mai generalizzare ma sforzarsi di comprendere. Il mondo è bello perché è vario e i nostri desideri, magari nascosti, con la persona giusta possono essere espressi senza timore. In quanto al film, non vi è BDSM. Proprio niente, quello vero è tutt'altra questione...






venerdì 13 febbraio 2015

San Valentino, leggenda o realtà?



Valentino, nome di origine romana: Valente significa infatti degno, forte, potente. Era un nome molto popolare nel tardo impero romano, tanto che nel Martyrologium Hieronymianum (Martirologio Geronimiano) sono elencati ben sette Valentino, morti in diversi giorni dell’anno; c’è persino una Santa Valentina vergine, martirizzata il 25 luglio del 308 a Cesarea, in Palestina. 

I valentini non mancano, dunque ed è tutto ufficiale perché il Martyrologium Hieronymianum è la lista più antica in nostro possesso, dove sono elencati i martiri cristiani della Chiesa latina. Il suo nome deriva dal fatto che fu attribuita (erroneamente) a San Gerolamo. Oggi sappiamo che l’autore è un anonimo del V secolo, vissuto fra Mediolanum e Aquileia, che utilizzò come fonte un martirologio siriaco della seconda metà del IV secolo (forse il Martirologio di Nicomedia, redatto fra il 360 e il 411), il Calendario di Filocalo (354) e un martirologio africano.

Torniamo a Valentino. La festa del 14 febbraio fu stabilita nel 496 da Papa Gelasio I, per commemorare tutti coloro “… i cui nomi sono giustamente venerati tra gli uomini, ma i cui atti sono noti solo a Dio.” Come suggerisce il buon Gelasio, nessuno si riferiva a un Valentino particolare, poiché le informazioni erano vaghe e lacunose. Ma nella Catholic Encyclopedia (Enciclopedia Cattolica) pubblicata tra il 1907 e il 1917 e in altre fonti agiografiche vi è invece un riferimento a ben tre San Valentino, in relazione al 14 febbraio: un sacerdote romano, il vescovo di Interamna (la Terni moderna), che pare fosse stato sepolto lungo la via Flaminia e un terzo un santo che subì il martirio nella provincia romana d'Africa.

I dati riguardanti i primi due martiri contengono elementi leggendari ma esiste un nucleo comune che, di fatto, si può ascrivere a una singola persona e, secondo la biografia ufficiale della Diocesi di Terni, il vescovo di Terni, Valentino, nacque e visse a Interamna, fu imprigionato e torturato a Roma il 14 febbraio del 273 mentre era di passaggio nella capitale. Il suo corpo fu sepolto in un cimitero lungo la via Flaminia, luogo da cui i suoi discepoli lo recuperarono, riportando le sue spoglie a Terni.

Il Martyrologium Hieronymianum però il 14 febbraio cita un solo San Valentino, il martire morto sulla via Flaminia, appunto. Molte leggende sono dunque ascrivibili al nostro santo, del resto in quei tempi era concesso prendere “in prestito” persecuzioni e torture di altri martiri per affibbiarle all’occorrenza e creare così leggende per la propaganda cristiana. 

Il vescovo di Terni fu interrogato dall’imperatore Claudio II sulla religione e sulla conversione. Non si trovarono d'accordo, nessuno cedette: Valentino rifiutò di convertirsi al paganesimo e l'imperatore al cristianesimo. Ovviamente, Claudio II lo fece giustiziare. Ma Valentino era inondato di santità e prima di morire, fece un miracolo: guarì Julia, figlia cieca del suo carceriere Asterio e la sua famiglia, quarantaquattro persone, servi compresi e fu un tale successo che le leggende si moltiplicarono dopo la sua morte, ognuna con un pizzico di pathos in più.

Si dice che Papa Giulio I abbia fatto costruire una chiesa sopra la tomba di San Valentino, ma la leggenda è smentita da ritrovamenti archeologici: in realtà fu un tribuno del IV secolo chiamato Valentino che donò il terreno al papa. Il 14 febbraio venne definitivamente dedicato al Valentino vescovo di Terni nella Legenda Aurea (conosciuta anche come Legenda Sanctorum), raccolta di agiografie di Jacopo da Voragine, una specie di best-seller tardo medievale. Ai tempi, a quanto pare, non si leggevano romance. 

Sembra che il nostro Valentino, la notte prima dell’esecuzione, abbia scritto una “cartolina” a Julia firmandola “dal tuo Valentino”. Espressione ripresa nella tradizione delle lettere d’amore scritte il 14 di febbraio dagli innamorati. Secondo un’altra leggenda, pare che Julia abbia piantato vicino alla tomba del santo un albero di mandorlo dai fiori rosa: ancora oggi il mandorlo è simbolo di costante amore e amicizia.

Non è finita: si narra che Valentino abbia celebrato uno o più matrimoni cristiani clandestini tra i legionari di Claudio II, a cui era proibito sposarsi per timore che non sarebbero stati abbastanza coraggiosi. Secondo la leggenda, per "ricordare ai soldati i loro voti e l'amore di Dio”, Valentino li invitò a tagliare dei cuori di pergamena per farne dono ai convertiti e ai cristiani perseguitati. Forse è questo il motivo per cui, a San Valentino, ci sono tutti questi cuori in giro?

Egli, come tutti i vescovi cristiani di quel tempo, pare indossasse un anello di ametista viola. Sulla pietra vi era inciso Cupido (dio dell’amore di origine pagana), immagine riconosciuta come legale durante il tardo impero romano. Per questo motivo l’ametista è diventata la pietra dei nati di febbraio, emblema della trasformazione spirituale all’amore, a discapito dell’egoismo. 

In Slovenia, San Valentino o Zdravko è uno dei santi della primavera, della buona salute, patrono degli apicoltori e dei pellegrini. Un proverbio cita che San Valentino porta le chiavi delle radici, poiché piante e fiori iniziano la lenta ricrescita dopo l’inverno proprio in questo giorno. Il 14 febbraio è stato associato all'amore romantico dalla cerchia di Geoffrey Chaucer (1343-1400) scrittore, poeta e diplomatico, riconosciuto come uno dei padri della letteratura inglese, attivo nel periodo in cui fiorì la tradizione dell'amor cortese. Nel XVIII secolo, in Inghilterra, la data divenne ben presto l’occasione in cui gli amanti esprimevano il loro amore con fiori, dolciumi e cartoline di auguri

È molto probabile che le origini di questa festa dedicata all’amore del mese di febbraio affondi le sue radici nell'antica festa dei Lupercalia, dell'antica Roma ma questa è un’altra storia e ve la racconterò un altro giorno…