venerdì 13 febbraio 2015

San Valentino, leggenda o realtà?



Valentino, nome di origine romana: Valente significa infatti degno, forte, potente. Era un nome molto popolare nel tardo impero romano, tanto che nel Martyrologium Hieronymianum (Martirologio Geronimiano) sono elencati ben sette Valentino, morti in diversi giorni dell’anno; c’è persino una Santa Valentina vergine, martirizzata il 25 luglio del 308 a Cesarea, in Palestina. 

I valentini non mancano, dunque ed è tutto ufficiale perché il Martyrologium Hieronymianum è la lista più antica in nostro possesso, dove sono elencati i martiri cristiani della Chiesa latina. Il suo nome deriva dal fatto che fu attribuita (erroneamente) a San Gerolamo. Oggi sappiamo che l’autore è un anonimo del V secolo, vissuto fra Mediolanum e Aquileia, che utilizzò come fonte un martirologio siriaco della seconda metà del IV secolo (forse il Martirologio di Nicomedia, redatto fra il 360 e il 411), il Calendario di Filocalo (354) e un martirologio africano.

Torniamo a Valentino. La festa del 14 febbraio fu stabilita nel 496 da Papa Gelasio I, per commemorare tutti coloro “… i cui nomi sono giustamente venerati tra gli uomini, ma i cui atti sono noti solo a Dio.” Come suggerisce il buon Gelasio, nessuno si riferiva a un Valentino particolare, poiché le informazioni erano vaghe e lacunose. Ma nella Catholic Encyclopedia (Enciclopedia Cattolica) pubblicata tra il 1907 e il 1917 e in altre fonti agiografiche vi è invece un riferimento a ben tre San Valentino, in relazione al 14 febbraio: un sacerdote romano, il vescovo di Interamna (la Terni moderna), che pare fosse stato sepolto lungo la via Flaminia e un terzo un santo che subì il martirio nella provincia romana d'Africa.

I dati riguardanti i primi due martiri contengono elementi leggendari ma esiste un nucleo comune che, di fatto, si può ascrivere a una singola persona e, secondo la biografia ufficiale della Diocesi di Terni, il vescovo di Terni, Valentino, nacque e visse a Interamna, fu imprigionato e torturato a Roma il 14 febbraio del 273 mentre era di passaggio nella capitale. Il suo corpo fu sepolto in un cimitero lungo la via Flaminia, luogo da cui i suoi discepoli lo recuperarono, riportando le sue spoglie a Terni.

Il Martyrologium Hieronymianum però il 14 febbraio cita un solo San Valentino, il martire morto sulla via Flaminia, appunto. Molte leggende sono dunque ascrivibili al nostro santo, del resto in quei tempi era concesso prendere “in prestito” persecuzioni e torture di altri martiri per affibbiarle all’occorrenza e creare così leggende per la propaganda cristiana. 

Il vescovo di Terni fu interrogato dall’imperatore Claudio II sulla religione e sulla conversione. Non si trovarono d'accordo, nessuno cedette: Valentino rifiutò di convertirsi al paganesimo e l'imperatore al cristianesimo. Ovviamente, Claudio II lo fece giustiziare. Ma Valentino era inondato di santità e prima di morire, fece un miracolo: guarì Julia, figlia cieca del suo carceriere Asterio e la sua famiglia, quarantaquattro persone, servi compresi e fu un tale successo che le leggende si moltiplicarono dopo la sua morte, ognuna con un pizzico di pathos in più.

Si dice che Papa Giulio I abbia fatto costruire una chiesa sopra la tomba di San Valentino, ma la leggenda è smentita da ritrovamenti archeologici: in realtà fu un tribuno del IV secolo chiamato Valentino che donò il terreno al papa. Il 14 febbraio venne definitivamente dedicato al Valentino vescovo di Terni nella Legenda Aurea (conosciuta anche come Legenda Sanctorum), raccolta di agiografie di Jacopo da Voragine, una specie di best-seller tardo medievale. Ai tempi, a quanto pare, non si leggevano romance. 

Sembra che il nostro Valentino, la notte prima dell’esecuzione, abbia scritto una “cartolina” a Julia firmandola “dal tuo Valentino”. Espressione ripresa nella tradizione delle lettere d’amore scritte il 14 di febbraio dagli innamorati. Secondo un’altra leggenda, pare che Julia abbia piantato vicino alla tomba del santo un albero di mandorlo dai fiori rosa: ancora oggi il mandorlo è simbolo di costante amore e amicizia.

Non è finita: si narra che Valentino abbia celebrato uno o più matrimoni cristiani clandestini tra i legionari di Claudio II, a cui era proibito sposarsi per timore che non sarebbero stati abbastanza coraggiosi. Secondo la leggenda, per "ricordare ai soldati i loro voti e l'amore di Dio”, Valentino li invitò a tagliare dei cuori di pergamena per farne dono ai convertiti e ai cristiani perseguitati. Forse è questo il motivo per cui, a San Valentino, ci sono tutti questi cuori in giro?

Egli, come tutti i vescovi cristiani di quel tempo, pare indossasse un anello di ametista viola. Sulla pietra vi era inciso Cupido (dio dell’amore di origine pagana), immagine riconosciuta come legale durante il tardo impero romano. Per questo motivo l’ametista è diventata la pietra dei nati di febbraio, emblema della trasformazione spirituale all’amore, a discapito dell’egoismo. 

In Slovenia, San Valentino o Zdravko è uno dei santi della primavera, della buona salute, patrono degli apicoltori e dei pellegrini. Un proverbio cita che San Valentino porta le chiavi delle radici, poiché piante e fiori iniziano la lenta ricrescita dopo l’inverno proprio in questo giorno. Il 14 febbraio è stato associato all'amore romantico dalla cerchia di Geoffrey Chaucer (1343-1400) scrittore, poeta e diplomatico, riconosciuto come uno dei padri della letteratura inglese, attivo nel periodo in cui fiorì la tradizione dell'amor cortese. Nel XVIII secolo, in Inghilterra, la data divenne ben presto l’occasione in cui gli amanti esprimevano il loro amore con fiori, dolciumi e cartoline di auguri

È molto probabile che le origini di questa festa dedicata all’amore del mese di febbraio affondi le sue radici nell'antica festa dei Lupercalia, dell'antica Roma ma questa è un’altra storia e ve la racconterò un altro giorno…




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