martedì 24 marzo 2015

Equinozio e primavera, la rinascita

Eostre. Sono sicura che questo nome richiama in voi qualche reminiscenza. È una divinità di origine nordica, celta o germanica, collegata a vari aspetti del rinnovarsi della vita. Il nome pare derivi dal termine aus o aes che significa est, punto cardinale da cui sorge il sole. Dal suo nome i celti definirono l’equinozio di Primavera, chiamato Eostur-Monath e poi Ostara. Il termine primavera deriva invece dal latino primus ovvero inizio e ver, con radice indoeuropea e il significato di ardente, splendente. Ma procediamo con ordine e scopriamo insieme i legami di Eostre con le antiche origini della Pasqua nei culti primaverili in suo onore. 
 
Dobbiamo tenere presente che l’equinozio di primavera, come quello d’autunno, è uno dei due momenti dell’anno in cui giorno e notte sono in perfetto equilibrio: la parola equinozio deriva dal latino aequus nox, ovvero notte uguale. L’equinozio di primavera, chiamato anche Vernale, è il momento in cui il sole si trova al di sopra dell’equatore celeste. L’equinozio d’autunno segna invece l’inizio della metà oscura dell’anno e ovviamente è l’esatto opposto dell’altro. In autunno andiamo verso l’oscurità, in primavera verso la luce, che man mano sovrasta il buio. Questo giorno di mutazione è considerato il primo giorno di primavera, la stagione della rinascita, associata presso tanti popoli dell'antichità a concetti primordiali come fertilità, resurrezione e inizio. 

Le antiche tradizioni ci offrono una serie di miti legati alla primavera, che hanno al loro centro l'idea di un sacrificio a cui subentra una rinascita. Il mito che più esprime questa idea è quello frigio di Attis e Cibele. Attis, bellissimo giovane nato dal sangue della dea e da questa amato, avrebbe voluto abbandonarla per sposare una donna mortale. Per impedirglielo Cibele lo fece impazzire ed egli si evirò, morendo dissanguato. Dal suo sangue nacquero viole e mammole e gli dei, non potendolo resuscitare, lo trasformarono in un pino sempreverde.  

Dopo l’Equinozio, nel mondo ellenico, si svolgevano le Adonìe, feste per la resurrezione di Adone, il bellissimo giovane amato dalla dea Afrodite ucciso da un cinghiale, forse dallo stesso dio Ares, geloso. Adone può essere associato anche al dio assiro-babilonese Tammuz, a cui i fedeli si rivolgevano chiamandolo Adon, ovvero signore. Egli dimorava sei mesi negli inferi, come il sole quando è sotto l'equatore celeste. In primavera si festeggiava il suo ritorno alla luce e il suo ricongiungimento con Ishtar, l'equivalente dell’Afrodite greca.

G. L. Bernini, Ratto di Proserpina


Allo stesso modo, in Grecia e nell’antica Roma, si festeggiava Persefone (Prosepina per i romani) che ritorna nel mondo, dopo aver trascorso sei mesi nel regno dei morti. La giovane, figlia di Zeus e Demetra, venne rapita dallo zio Ade divinità dell'oltretomba e costretta a sposarlo. La madre, dea della fertilità e dell'agricoltura, scatenò la sua rabbia per la prigionia della figlia  impedendo la crescita delle messi e con un lungo inverno senza fine. Zeus intervenne e decise che Persefone sarebbe rimasta nell'oltretomba solo per un numero di mesi equivalente ai semi di un melograno che aveva mangiato. Sei mesi con il tenebroso marito nel regno dell’Oltretomba, sei mesi con la madre sulla terra che, felice, ogni anno accoglie la figlia con il rigoglio e la rinascita della natura.

Tutti questi miti così simili, non svelano solo una conformità di usanze e credenze degli uomini primitivi, che poi si distribuirono lungo i bacini dei grandi fiumi (Tigri ed Eufrate, Nilo, Tevere ecc ecc), ma evidenziano l'unione di un simbolismo celeste, il cammino del sole, inarrestabile, misterioso e il risveglio della natura, altrettanto travolgente. In tutto ciò riecheggia il tema dell'unione indissolubile fra divinità maschili, legate al sole e alla sua potenza, e quelle femminili, connesse alla terra o alla luna. 

La primavera era infatti la stagione degli accoppiamenti rituali, delle nozze sacre in cui un dio e una dea, personificati spesso da un sacerdote e da una sacerdotessa, si accoppiavano per propiziare la fertilità. Venivano accesi dei fuochi rituali sulle colline e, secondo la tradizione, di cui troviamo tracce evidenti nel folklore europeo, più a lungo rimanevano accesi, più fruttifera sarebbe stata la terra. Questi riti avevano un particolare valore soprattutto nel paganesimo dell’area mediterranea, dove già all’equinozio il ritorno della bella stagione e il rinnovarsi della natura è evidente. Per i popoli nordici la ricorrenza primaverile più importante era invece Beltane, che si celebrava nella notte tra il 30 aprile e il 1 maggio.

Come molte delle antiche festività pagane, anche l’equinozio di Primavera fu cristianizzato: la prima domenica dopo la prima luna piena che segue l’equinozio, data fissata nel IV secolo, i cristiani cominciarono a celebrare la Pasqua, commemorando la resurrezione di Cristo avvenuta proprio durante la festività ebraica così denominata, che ricorda l'esodo del popolo di Israele dall'Egitto. Ma, nei simboli e nelle tradizioni collegate a questa festa, sono evidenti i ricordi di altre e ben più antiche festività, cancellate dal Cristianesimo con una vera e propria opera di sincretismo.

Il termine Easter, con cui in inglese si designa la Pasqua, ci riporta a Eostre, assimilabile a Venere, Afrodite e Ishtar. Presiedeva gli antichi culti legati al sopraggiungere della primavera e alla fertilità dei campi ed era legata al sole nascente, al suo calore. Del resto il tema dei fuochi e del ritorno dell’astro è un tema ricorrente nelle tradizioni pasquali. A Eostre era sacra la lepre, simbolo di fertilità e animale sacro in molte civiltà: i Britanni l’associavano alla luna e alla caccia, i Celti la consideravano animale divinatorio. 

Antiche leggende narrano che i disegni sulla superficie della luna piena raffigurino una lepre, ricordo della sua associazione con le divinità lunari e questa interpretazione della lepre nella luna è nelle tradizioni cinesi, europee, africane e indiane. Una lepre si sacrificò per nutrire il Buddha, balzando nel fuoco ed egli impresse la sua immagine sull’astro notturno, per gratitudine. In Cina la lepre lunare ha un pestello e un mortaio, con cui prepara l’elisir dell’immortalità. Gli indiani Algonchini delle immense praterie del continente nord americano adoravano la Grande Lepre, che aveva creato la Terra. I norvegesi rappresentavano le divinità lunari accompagnate da una processione di lepri che portano lanterne e la dea Freya aveva come inservienti delle lepri, così come Eostre era raffigurata con una testa di lepre.  

La lepre di Eostre, che deponeva l'uovo della nuova vita per annunciare la rinascita dell'anno, è diventata l'odierno coniglio pasquale che porta in dono le uova, altro simbolo di fertilità. Esse si ricollegano alle tradizioni dello scambio delle uova sacre sotto l’albero magico del villaggio, usanza che collega Eostre alle divinità arboree della fertilità. L'uovo non è scelto a caso: da sempre simbolo di vita, creazione e rinascita per ricordare anche l’Uroboro (dal greco urà coda e boròs, mordace riferito ai serpenti), simbolo ancestrale del serpente che si morde la coda, che si rigenera continuamente in un cerchio infinito.

Per i primitivi raccoglitori e cacciatori, la primavera portava gli uccelli a deporre le uova e dunque un altro sostentamento dopo l’austerità dell’inverno. La nascita del mondo da un uovo cosmico è contenuta in molte mitologie del nostro pianeta. L’uovo primordiale, embrione e germe di vita, è il primo essere a emergere dal Caos, è l’Uovo del Mondo, covato dalla Grande Dea e dischiuso dal Dio Sole. Un mito dell'India narra che, nella notte dei tempi, tutto era immerso nelle tenebre e sepolto in un sonno profondo. L'Assoluto creò il cosmo dalla propria sostanza, creò le acque e vi depose a galleggiare un uovo splendente, che generò dal suo cuore Brahma il Creatore, che divise l’uovo stesso in due parti, formando la Terra e il Cielo.



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