giovedì 7 maggio 2015

Vladimiro il vampiro e l’acqua calda

Niente di nuovo sul fronte occidentale. Sì, lo so, è un vecchio refrain ma funziona sempre. Dai, su, chiedetelo: cosa c’entra il conte Vlad Tepes con l’acqua calda. Avete idee? Sì? No? Nessuna? Ve lo spiego. In letteratura sono millenni che non c’è niente di nuovo. Spesso con le mie amiche autrici ci arrovelliamo su quello che ha scritto questa, su quello che starà scrivendo l’altra, preoccupate di plagiare o essere plagiate. Tranquille, ragazze. Come dicevo, non c’è niente di nuovo.

Prendiamo un esempio abbastanza recente: Stephenie Meyer che, con la saga di Twiligth, ha ri-lanciato la moda dei vampiri. L’idea del libro pare le sia venuta in sogno. Ebbrava la nostra Steffy. Peccato che in Twilight non ci sia nulla di nuovo: streghe, vampiri e lupi mannari si aggirano tra gli umani da millenni. Le streghe, soprattutto nell’antica Roma, avevano una larga diffusione e possedevano diverse proprietà magiche. Il nome saga, che definiva queste donne brutte e vecchie, è indicato in un’antica iscrizione rinvenuta sull’Esquilino, nel 1718 (custodita oggi nel Museo Epigrafico Maffeiano di Verona).

È Cicerone che, in un brano del De Divinatione (I, 65), ci spiega l’accezione di questo nome derivato dal verbo sagire, che significa “avere buon fiuto”. Le sagae, infatti, pretendono di sapere tutto e in anticipo (da cui il verbo pre-sagire, ovvero anticipare il futuro). Ma i nomi per indicare le streghe a Roma sono tanti e indicano o la strega in generale, o una particolare forma di stregoneria: saga l’indovina, venefica l’avvelenatrice, anus la vecchia e strige, da cui deriva il temine moderno strega.

Esso designa le donne che hanno la capacità di trasformarsi in uccelli, forse deriva dal verbo stridere, il verso che fanno di notte. In latino con strix si identificano i rapaci notturni, oggi è il termine scientifico usato per classificare gufi, barbagianni, civette. Le strigae non si limitano a mutare forma o a volare nell’oscurità, vanno a caccia di bambini a cui succhiare il sangue e strappare le interiora con gli artigli. Per questo, sui dizionari latini, il termine strix è spesso tradotto anche con vampiro. Se volete conoscere meglio questi esseri mutaforma e succhiasangue, leggetevi un passo di Ovidio dei Fasti (VI, 131-168). 

Le strigae non sono cadaveri immortali, ma hanno trasmesso ai vampiri moderni la ferocia con cui succhiano il sangue e la capacità di tramutarsi in animali notturni volanti, i pipistrelli. Esseri mostruosi, creati per spiegare le morti di bambini e neonati che, nel mondo antico, avvenivano di frequente. Dolore e superstizione hanno fatto sì che queste tradizioni si tramandassero. Stessa cosa in Grecia per il caso di Mormò, donna di Corinto trasformata in mostro dopo aver divorato i propri figli. Il suo nome deriva da mòrmoros, paura, perché terrorizzava i bambini mormorando il proprio nome.

In ordine cronologico e più volte per secolo, la moda dei vampiri ritorna: John Polidori con Il vampiro (1819), J. Sheridan Le Fanu con Carmilla (1872), Jules Verne e Il castello dei Carpazi (1892), Bram Stoker con Dracula (1897), Sir Arthur Conan Doyle e Il vampiro del Sussex (1924), Richard Matheson Io sono leggenda (1954), Stephen King con Le notti di Salem (1975), Ann Rice Intervista col vampiro (1976), George R. R. Martin Il battello del delirio (1983) e potrei continuare fino ai nostri giorni. Steffy, gioia, non hai sognato un proprio un bel niente. 

E l’erotico? Oggi di nuovo di gran moda in tutte le sue declinazioni: tradizionale, BDSM, M/M, F/F, sopra, sotto, avanti, indietro. Niente di nuovo nemmeno qui. Sono secoli che in letteratura si parla di pornografia, si vuole scandalizzare, esagerare, legare, frustare, si sodomizza pure, con discreta e appagante soddisfazione del lettore. Anche qui potrei farvi una lista lunga un chilometro o due, citandovi greci e romani. Vi risparmio, vi capisco. Signora E. L. James, per piacere, non si dia arie, questa è l’acqua calda. Anche lei ha scopiazzato qua e là, senza pudore. Ho notato però che le scopiazzature sono sempre più noiose, prive di approfondimenti, avanzi di briciole di genio letterario. Si va verso la semplificazione. Lui, lei, il vampiro, il sadomaso, punto. Fine.

Mi intristisco quando sento lettori che urlano al fenomeno, che divorano pagine e pagine noiose, scribacchiate, prive di sostanza o approfondimento, anche romanzesco. Sono sterili questi racconti, ridotti al minimo. Minimo sforzo, sostenuto da un sagace marketing. Queste favolette insipide, condite di sesso e vampirismo, hanno successo perché vanno a toccare ciò che abbiamo stampato nel codice genetico: sesso, paura, mistero e, alla mancanza di sostanza, supplisce la pubblicità martellante. Alla fine, prendono per sfinimento anche coloro che non volevano saperne. Come i mass-media, anche gli scrittori sono diventati pressapochisti e superficiali. 

In letteratura è lo stesso. Steffy, mia cara, uno dei principi cardine della narrativa è il conflitto. Senza conflitto non c’è storia, se il drago non rapisce la principessa non c’è niente da raccontare. Vi siete mai chieste dov’è il conflitto in Twilight? Bella è caruccia, intelligentuccia (le femministe di tutto il mondo hanno gridato allo scandalo) timiduccia, insomma, è una qualunque. La nostra eroina riuscirà ad abituarsi alla vita nell’uggiosa, grigia, piovosa, cittadina della provincia americana? Riuscirà a farsi nuovi amici? Sarà accettata? Ecco il perché del disagio che si prova (non tutti, qualcuno) leggendo Twiligh: non c’è conflitto perché la Meyer non è interessata a raccontarlo e risolve il problema più o meno a pagina quaranta. Bella ha già conquistato qualche amica, ha quattro spasimanti-sbavanti (scusate la rima), tra i quali il più figo, il più ricco e guarda caso, il più vampiro di tutta la scuola. Finita qui. Twilight non è narrativa, è pornografia letteraria. La pornografia è la concretizzazione delle fantasie erotiche, il suo fine principale è quello di indurre in uno stato di eccitazione sessuale con le immagini. Insomma, avete capito il senso.

Idem la serie delle Cinquanta Sfumature, non è un caso che sia nata una “costola” di Twilight. Niente conflitto neppure qui. Anastasia e Mr. Gray sono pornografici, non perché per tutto il libro giocherellano (per finta) con il BDSM, ma perché inducono alla sola eccitazione pornografica e tutto è risolto nelle prime pagine, quando la nostra –uccia Ana inciampa sulla soglia dell’ufficio di MrGray: lui se ne innamora e stop, fine.

Nel fantasy Harry Potter è il trionfo del fantastico ma non possiede nulla di originale. A Harry va sempre tutto bene, con pochi sforzi. All’inizio fugge da casa solo, di notte, senza soldi, espulso da Hogwarts. Cosa farà per cavarsela? Niente. L’autobus magico lo raccoglie, il Ministro della Magia lo perdona, gli offre vitto e alloggio, tutto nelle prime pagine. Il mondo ai suoi piedi, comprese le leggi della fisica. L’unico che, fin da neonato si oppone a Voldemort, il mago più malvagio che ci sia. Dico io, visto che c'era ed era un mago potentissimo, non poteva prevenire tutto soffocandolo con un cuscino? Non c’entra che sia un romanzo per adolescenti, qui sta il successo della Rowling, come per i personaggi di Moccia, tanto per giocare in casa. Tutto facile, senza il minimo sforzo intellettuale.

Il Marchese de Sade non era solo un pervertito ma anche un “dispregiatore delle leggi, il liberatore del sesso, il ribelle” (Maurice Heine, 1884-1940) e nei suoi scritti, oltre alla pornografia, si leggono dichiarazioni rivoluzionarie su religione, morale, politica. Infatti passò in prigione buona parte della vita.

Purtroppo niente di nuovo sul fronte occidentale e sono preoccupata: le novità si inaridiscono, proprio come le vittime dei nostri succhiasangue. Sempre più stringate ed essenziali e, in questo caso, per me è un difetto. Che noia, che barba, che noia.