lunedì 7 settembre 2015

Ci vuole il lieto fine...

Il Romance non è altro che l’Amore, quello con la A maiuscola, sbriciolato in storie diverse ed intriganti. Una raccolta di sentimenti ed emozioni trasferite sulla carta stampata. Ma, come nella vita, anche nel campo del Romance si devono seguire certe regole, ovvero uno speciale canovaccio. La trama di questo genere di libri esige dei cliché particolari, che vanno rispettati dagli autori che si accingono a scrivere questo tipo di storie.
La prima regola principe che non va mai, ripeto mai disattesa, è questa: un romance deve avere sempre il lieto fine. Ovvero l’eroe non deve morire (tanto meno l'eroina). Anzi, se non muore nessuno è ancora meglio; manco il gatto, il cane o il cavallo preferito del duca. Magari il protagonista può finire nella pentola di un cannibale, perdersi nel Sahara in compagnia di uno scorpione velenoso, essere trascinato da un ciclone o finire nella pancia della cugina di Moby Dick, ma dovrà comunque uscirne sano e salvo. Va benissimo se, a causa di queste banali disavventure, rimarrà sfregiato, zoppo, privo di un occhio o avrà il corpo (meglio se muscoloso, eh?) martoriato. Bene, anzi, benissimo. Più l'eroe è vissuto, tormentato, bistrattato e pure sfigato più piacerà alle lettrici e non dimenticate la regola nella regola: una parte della sua anatomia non si tocca. So che avete capito quale.

Secondo caposaldo del romance: i due protagonisti si devono incontrare entro il primo o il secondo capitolo, sacrosanto. Sembra logico, vero? Eppure a volte non è così. Ho letto di recente un libro Romance contemporaneo dove l’eroina arriva subito (eh, ci mancava!) ma l’eroe (che evidentemente aveva impegni inderogabili altrove) si è presentato a pagina 70 su 200. Il fellone. Navigatori solitari, eremiti, anacoreti, misogini vanno bene in altri contesti ma nel Romance, per carità, dateci uno straccio di eroe, sfigato o sciancato che sia, ma datecelo presto. Le nostre povere eroine dovranno pur rodersi il fegato e soffrire fin dalle prime pagine, vi pare? E visto che noi lettrici ci immedesimiamo nella storia, esigiamolo! Una sola eccezione è ammessa: quando nel nostro libro c’è una schiera di eroi potenziali e la nostra eroina (e pure noi) dovrà passare il resto del libro a scegliere il maschio Alpha di suo gradimento (beata lei).
Nel romance contemporaneo basta con le eroine vergini sopra i venticinque anni. Non sarebbe credibile, perché i tempi sono cambiati, care le mie autrici. Basta con le pulzelle illibate vergini a ventisei anni o più. Che magari sono pure belle, gnokke e intelligenti. No scusate, ma dove stanno i signori uomini mentre queste rarità gironzolano indisturbate? Allo stadio? Non è credibile. Sia chiaro, adesso non è che vogliamo Ruby Rubacuori, ma che ne dite di una via di mezzo? Vero che una vergine è un bocconcino prelibato per l'eroe di turno, il premio più ambito e succulento che giustifica tutti i guai che gli piombano sul groppone, ma si sa, in medium stat virtus.
 
Altra regola (non essenziale) è che l’eroe può anche essere povero, ma non in una situazione economica peggiore di quella dell’eroina. Dico, fateci sognare in pompa magna. Se deve essere F.F.F. (Figo Fisicato Fascinoso) datecelo ricco sfondato e appartenente a uno stato sociale piuttosto elevato. Un nobile è il top di gamma e le accoppiate meglio riuscite sono: conte/cameriera, duca/sempliciotta, uomo d’affari/vedova spiantata e via così. Unica eccezione, il caso di un tizio che ha fatto fortuna in circostanze singolari: si è perso nel Sahara, il cammello è precipitato in un burrone e lui, per recuperarlo, è incappato in una miniera d’oro.
Regola invece da rispettare sempre è che gli eroi non devono mai essere indolenti fino all’ultima riga o cattivi senza speranza o crudeli senza redenzione. I nostri/vostri eroi devono possedere uno spiccato senso dell’onore, anche se agli occhi del mondo sembra che non ne abbiano affatto. Possono essere assassini, sicari, pessimi soggetti. Spietati sì ma, alla fine, si devono riscattare. E le eroine? Mai troppo rancorose, invidiose o cattive. No alle copie delle sorellastre di Cenerentola e, per l’amor del Cielo, non chiamatele Genoveffa! Voi direte: ma la libertà di scrivere ciò che ci piace? Eh cari aspiranti autori di romance, se non rispettate i cliché farete penitenza ovvero il vostro libro, al secondo capitolo, volerà dalla finestra.

Siamo alla regola numero sei. Le vostre eroine devono sempre essere credibili. Non propinateci una protagonista che sa leggere i caratteri cuneiformi e parla l’antico egizio, che sa sparare con un MK47 e centra un passero a due chilometri, conosce la meccanica quantistica e, udite udite, ha allevato i dieci fratelli e le tre sorelle sola e senza un soldo. Tutto in una volta. O magari è stata picchiata dalle perfide cugine o dal solito zio adottivo (e caprone). Dateci un taglio, così è TROPPO. Questa non è un’eroina di un romance, è XENA la Principessa Guerriera. Le vogliamo umane, credibili e realistiche. Altrimenti la prossima volta ci leggiamo uno di quei fumetti delle super eroine, ma allora non è più un Romance.


Fatemi fare una piccola digressione e concedetemi il privilegio di darvi un consiglio: nel Romance bisogna usare la fantasia ovvero: siamo sicure che le lettrici non siano un po’ stufe di tutti questi conti inglesi belli, muscolosi, ricchi, dissoluti fino alla noia? Proprio qualche giorno fa, rileggendo un libro di una grande scrittrice che ha pubblicato una serie con un sacco di fratelli e sorelle, ho fatto questa riflessione: ma a Londra, a cavallo tra il XVIII e il XIX secolo, c’erano solo libertini depravati e belli da togliere il fiato? Con capacità amatorie degne di un dio greco, ricchi sfondati e annoiati a morte perché perseguitati da una schiera di zitelle o aspiranti al loro titolo? Disposti, alla fine, a piegarsi davanti a una verginella imberbe, che d'un tratto fa mutare la loro natura con la stessa facilità con cui l'azzurro muta nell'arancio durante un tramonto? Diamine (come direbbe il nostro eroe di origine anglosassone) perché mai non sono nata in quel periodo?
Ultima regola, da non disattendere mai: non fate mancare le nozze e il frutto dei teneri lombi, ovvero la nascita di un pargoletto che tramandi l’altolocata stirpe. Un classico che piace sempre e a volte strappa pure qualche lacrimuccia. Meglio che tutte le lettrici siano invitate al matrimonio fastoso, segreto, anticipato o con licenza speciale. In ogni caso, insomma, fate passare i vostri eroi e le vostre eroine davanti all’altare. Anche solo per un saluto.
Buona scrittura!

4 commenti:

  1. Sei grandissima! Amo i tuoi libri e mi sono divertita un sacco a leggere questo vademecum letterario. Dimenticavo, adoro i tuoi eroi che sono sempre sempre assolutamente maschi e virili :)

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  2. Grazie Lucy, sei gentilissima e spero che i miei eroi ti facciano sempre sognare! Un abbraccio!

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  3. Bello e divertente il tuo vademecum......hai proprio ragione!

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  4. Bello e divertente il tuo vademecum......hai proprio ragione!

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