giovedì 29 ottobre 2015

Jack O'Lantern, testa di rapa o di zucca?

La jack-o’-lantern è una zucca svuotata, intagliata con facce terrificanti o ridicole e illuminata all'interno da una candela, associata alla festa di Halloween. Il termine jack-o'-lantern deriva dal fenomeno visivo dell’ignis fatuus, ovvero dalle strane luci tremolanti che si accendono sulle torbiere, chiamate anche fuochi fatui. Sono fiammelle che appaiono sui terreni paludosi, per il fenomeno della combustione spontanea dei gas che esala il terreno. Un tempo nessuno ne conosceva la spiegazione scientifica, per questo motivo attorno alle misteriose luci, più visibili durante le fredde e lunghe notti invernali, si narravano leggende e storie spesso terrificanti, legate al mondo dei trapassati. Ricordiamoci che le torbiere sono assai diffuse in Inghilterra orientale e in Irlanda, ma rare o inesistenti nei paesi mediterranei.

Ignis fatuus, termine latino che significa fuoco stupido, sciocco, nel folklore inglese e irlandese, è noto come will-o'-the-wisp. Il termine viene utilizzato soprattutto in Inghilterra orientale e fece la sua prima apparizione, su documenti scritti, intorno al 1660. Il termine "will-o'-the-wisp" deriva da wisp, il fascio di bastoni o di carta a volte usato come una torcia e dal nome proprio Will. Il termine jack-o'-lantern nasce dalla stessa costruzione, solo che al posto di Will abbiamo il nostro terribile Jack.

L'origine delle jack-o'-lantern è incerta. L'intaglio di vegetali era una pratica comune in molte parti del mondo, le zucche per ovvi motivi (la loro grandezza, la facilità di coltivazione e conservazione) sono le specie vegetali più antiche conosciute dall’uomo, che cominciò a coltivarle ben 10.000 anni fa. Conoscete i Maori, vero? Gli All Blacks, la squadra di rugby neozelandese, sono in gran parte Maori. Ebbene, pensate che anche questa popolazione usava intagliare lanterne oltre 700 anni fa e, in lingua Maori, il termine zucca significa anche paralume. 

Sembra che l'usanza abbia avuto origine in Irlanda e nelle Highlands scozzesi. Nel XIX secolo si scolpivano le rape, usate come lanterne, anch’esse ortaggi facili da reperire e scolpire. In queste regioni di lingua celtica, Halloween è anche la festa di Samhain ed è sempre stata considerata come un momento in cui gli esseri soprannaturali (Sidhe) e le anime dei morti popolavano la terra. 

Le lanterne, in alcuni casi, rappresentavano gli spiriti o gli esseri soprannaturali, altri invece le usavano proprio per allontanare questi spiriti, considerati maligni. Esse venivano esposte sui davanzali, davanti alle porte, sotto le finestre. In ambito cristiano, pare che le lanterne fossero anime del purgatorio, visto che Halloween e Sanhaim sono feste vicine alla festa cristiana di Ognissanti.

La storia del jack-o'-lantern è disponibile in molte varianti ed è simile a quella di will-o'-the-wisp. È presente nel folklore di Norvegia, Svezia, Inghilterra, Irlanda, Galles, Germania, Italia e Spagna. Un vecchio racconto popolare irlandese dalla metà del XIX secolo, racconta di Stingy Jack, un fabbro scaltro e pigro che utilizza la croce per intrappolare Satana.  

Una versione racconta che Jack lo abbia ingannato, facendolo arrampicare su un albero di mele. Una volta intrappolato Satana sull’albero, il nostro Jack incise rapidissimo una serie di croci tutte intorno al tronco, intrappolandolo tra i rami. Un'altra versione invece ci mostra Jack inseguito da alcuni abitanti del villaggio, che ha derubato. Durante la fuga Satana gli appare davanti, dicendogli che è giunta l’ora della sua dipartita. Atterrito, Jack tenta di convincerlo a risparmiarlo, allettandolo con la possibilità di conquistare tutte le anime dei suoi concittadini e gli propone di trasformarsi in una moneta, con cui lui pagherà i creditori. Alla scomparsa della moneta, predice Jack a Satana, ci saranno grandi disordini nel villaggio e la possibilità per lui di arraffare molte anime peccatrici. Satana accetta la proposta e si trasforma in una moneta d'argento. Ma nel portamonete di Jack si ritrova accanto a una croce. Intanto Jack chiude il portafoglio stretto e la croce spoglia il diavolo dei suoi poteri, intrappolandolo.

Entrambi i racconti popolari si concludono con una promessa di Satana a Jack, in cambio della sua libertà: non si impossesserà mai e poi mai della sua anima. Ovviamente Jack muore a un certo  punto ma, visti i suoi innumerevoli peccati, non può andare in Paradiso e, a causa della promessa di Satana, manco può mettere piede all'Inferno. Disperato Jack chiede al Diavolo dove può andare, lamentandosi di non possedere neppure una luce per illuminargli il difficile cammino. Sgnignazzando, Satana gli getta allora un tizzone che non si spegnerà mai, perché preso direttamente dalle fiamme dell'Ade. Povero Jack! Scolpirà una rapa, il suo cibo preferito, per mettervi dentro il tizzone e con l'ortaggio illuminerà il suo vagare senza fine sulla Terra, con la speranza di trovare un luogo per il suo eterno riposo. Questa la storia di Stingy Jack, ormai noto come Jack della Lanterna o jack-o'-lantern, appunto.

Il folklorista Thomas Quiller Couch (morto nel 1884) registrò l'uso di questo termine in una filastrocca a Polperro, un villaggio di pescatori in Cornovaglia, dove veniva citata anche la regina dei folletti, Joan the Wad, la versione usata in Cornovaglia di will-o'-the-wisp, che gli abitanti di Polperro consideravano entrambi come folletti:

Jack o' the lantern! Joan the wad,
Who tickled the maid and made her mad Light me home, the weather's bad.

Halloween è dunque il giorno nel quale Jack va a caccia di un rifugio per la sua anima. Gli abitanti di ogni paese sono tenuti ad appendere una lanterna fuori dalla porta, per indicare all'infelice che la loro casa non è posto per lui. Quando questa tradizione raggiunse gli Stati Uniti d’America, vi fu una grave carestia e i creativi americani sostituirono le zucche alle rape, visto che erano meno diffuse e servivano per nutrirsi.


Anche in Italia vi sono feste del folklore che ricordano da vicino le vicende di Jack. In Sardegna il mese di novembre viene chiamato Sant'Andria e il termine andreia, in greco, significa virilità. Artemidoro di Daldi, scrittore e fisico greco vissuto nel II sec., lo utilizza per indicare il membro virile. Il mese di novembre era infatti dedicato a Dioniso, a festeggiamenti sfrenati e orgiastici. 


In alcuni paesi dell’antica regione sarda dell'Anglona, la notte del 30 novembre uscivano dalle case uomini mascherati armati di graticole, coltelli, scuri, che facevano gran rumore per intimorire i fanciulli. Questa tradizione richamava due episodi del mito di Dioniso. Il primo racconta che  Zeus, per sottrarre Dioniso agli attacchi di Era, lo avesse portato in una grotta del monte Ida, affidandolo ai Curati. Questi, per coprire i suoi vagiti, gli danzavano intorno battendo tra loro le armi per fare rumore. L'altro episodio è invece quello della cattura del piccolo Dioniso da parte dei Titani che lo fecero a pezzi, poi bollirono e arrostirono le sue carni. Questo spiegherebbe il tipo di armi e le graticole, portate dai sardi per spaventare i bambini.


Oggi a Martis (SS) sono ragazzi e bambini a uscire per strada con grosse zucche intagliate a forma di faccia e illuminate da candele. Bussano alle porte e recitano una macabra filastrocca di mani mozzate e donne che filano la lana. Per l’esibizione ricevono vino, dolci, mandarini, fichi secchi e soprattutto denaro.


In Toscana, fino a pochi decenni fa, nel cosiddetto gioco dello zozzo (in alcune parti noto come morte secca), tra agosto e ottobre si svuota una zucca, vi si intagliano occhi, naso e bocca, si infila dentro la solita candela accesa e la si pone fuori casa, nell'orto, in giardino, ma più spesso su un muretto, dopo il tramonto. La si veste con stracci o abiti veri per darle le sembianze di un mostro, con l'obiettivo di provocare un gran spavento, in genere nei bambini fatti uscire di casa con  la scusa di andare a cercare qualcosa.

Una pratica identica era presente nel Lazio settentrionale, prima della seconda guerra mondiale. La zucca veniva chiamata la Morte o la Beccamorta. In tutta la Pianura Padana e in Liguria,  fino alla fine degli anni '50, si svuotavano le zucche o si usavano normali lanterne per essere poste nei borghi più bui o vicino ai cimiteri e alle chiese. A Parma tali luci prendono il nome di lümera.

Allora, pronte a intagliare le vostre jack o'lantern?

 

venerdì 23 ottobre 2015

Astroturfing, fantascienza o realtà?

L'astroturfing è più hard, il buzz marketing più light. Di che cosa sto parlando? Delle ultime tendenze erotiche su Marte? No, parlo di qualcosa che conoscete, ne sono sicura. Il termine astroturfing definisce la tecnica per alterare la percezione che abbiamo di un certo prodotto, basata sull’idea che molti giudizi positivi o lusinghieri influenzino le scelte dei consumatori. Per l'origine del termine vi rimando a Wikipedia in lingua inglese: https://en.wikipedia.org/wiki/Astroturfing, perché ci vorrebbe un articolo intero per spiegarla. Detto questo, veniamo a noi.

Recensioni (dai ristoranti ai libri), presentazioni di singoli prodotti e servizi; l'astroturfing spazia in tutti i campi, dal marketing puro alla politica, alla religione. Con esso si può elogiare di tutto, tanto che mio cognato ha comprato uno stock di boxer su Amazon, visto che avevano una cinquantina di recensioni a cinque stelle. Peccato che dopo abbia dovuto acquistare anche uno stock di crema Fissan Baby, visto che le suddette mutande Made in Cina erano sintetiche e non lasciavano traspirare "i gemelli di famiglia".


Chi di voi, almeno una volta negli ultimi mesi, non ha consultato i giudizi degli utenti sul web prima di scegliere l’albergo dove trascorrere le vacanze, il ristorante dove andare a cena o il nuovo libro da leggere? Siti come TripAdvisor, Yelp o Amazon sono ormai un punto di riferimento globale, una moderna bussola per risolvere i problemi dell’essere umano del terzo millennio, ovvero la difficoltà nell'orientarsi nell’abbondanza di servizi e prodotti a disposizione. 

Per le false recensioni online, si è mossa la procura di New York e sono state multate diciannove società, scoperte a pubblicare falsi commenti su Google, Yahoo, Yelp, Citysearch.  Hanno scoperto che, alla falsificazione casereccia del ristoratore che elogia il suo locale, si affianca oggi una catena montaggio su larga scala. La maggior parte delle finte recensioni scoperte dalla procura venivano da cittadini di paesi asiatici o dell’Europa orientale che, pur non avendo mai visitato la Grande Mela, scrivevano recensioni virtuali, per una cifra compresa tra uno e dieci dollari cadauna. In tutto il mondo il fenomeno ha acquistato proporzioni inquietanti e sappiatelo, è una pratica illegale, soprattutto quando è accompagnata da pagamenti a favore di chi scrive la falsa impressione positiva. 

L'astroturfing è diventato incontrollabile ed è un vero e proprio business dal valore inestimabile, se si calcola che una stellina in più può valere dal 5 al 9% dei risultati di vendita. Un vero e proprio servizio di deep-web, come quelli nascosti nella rete che offrono armi, droga e illegalità di ogni tipo. L'astroturfing però non si nasconde, anzi. Esistono siti e agenzie che lo offrono, come se di trattasse di un prodotto qualsiasi.

L'Unione Europea, alcuni anni fa, ha decretato che l’astroturfing rientra fra le forme di pubblicità ingannevole e concorrenza sleale, perché le campagne organizzate suscitano reazioni che vengono spacciate per spontanee ma che, in realtà, poggiano su strategie subdole. Per questo ha varato una direttiva che è stata recepita dal Parlamento con il decreto legislativo n.146 del 2 agosto 2007, che prevede fino a a 500.000 euro di multa per chi esercita l’arte dell’inganno online, ed è compito dell’Antitrust vigilare sull’osservanza del decreto.

A Londra, la redazione del Sunday Times ha giocato un brutto scherzo ad Amazon: hanno scritto un libro sul giardinaggio, poche pagine zeppe di errori e prive di contenuti, poi lo hanno messo in vendita su Amazon acquistando un pacchetto di recensioni false da 4 e 5 stelle. In pochi giorni, il libro spiccava per gli apprezzamenti sul marketplace di Jeff Bezos (il fondatore di Amazon, secondo Forbes 2015 uno dei quindici uomini più ricchi del mondo, con un patrimonio personale che si aggira attorno ai 35 miliardi di euro). Solo dopo l'uscita sul giornale dell'inchiesta, Amazon ha cancellato prodotto e recensioni. 

Ma evitare le recensioni false in rete è impossibile, anche se un algoritmo intelligente e un incrocio di indirizzi IP potrebbero aiutare. Anche Amazon si sta muovendo in questo senso e intanto ha presentato denuncia contro alcuni portali di false recensioni. Ma esistono eserciti di influencer in grado di indirizzare le opinioni online. Profili Facebook e Twitter del tutto inventati, capaci non solo di recensire un prodotto o di giudicare un'azione, ma anche di creare vere e proprie discussioni del tutto false. 

Sui libri il discorso è ancora più complesso. Che dire di un libro di un perfetto sconosciuto che pubblica in self e che, nel giro di poche settimane, accumula più di cento recensioni di cui la maggior parte a quattro o cinque stelle? Il lettore dovrebbe diventare guardingo come una lince e astuto come una volpe e chiedersi: come mai l'autore Pinco Pallino con il suo libro "Nonna Papera e le 50 Sfumature", pubblicato un mese fa, ha più recensioni di Ken Follet con "I Pilastri della Terra", pubblicato nel 2007? (Nonna Papera 165, I Pilastri 121, ad oggi 23 ottobre 2015). Non aggiungo altro se non meditate lettori, meditate.

Del resto questi sono gli effetti collaterali del web. Se volete approfondire la questione, vi consiglio di leggere questo articolo: http://www.pensierocritico.eu/manipolazione-mediatica.html




martedì 13 ottobre 2015

Il potere oscuro delle donne

Le donne, creature dotate di poteri iniziatici. Nelle società antiche vigeva il matriarcato e si ipotizza che il potere e la sacralità fossero femminili. Dominavamo il mondo, ebbene sì! Ipotesi affascinante, che gli ancestrali culti delle dee della fertilità non fanno che confermare. Oggi restano testimonianze di quelle antiche culture in Africa e in America meridionale, dove alcune tribù sono ancora matriarcali. Nei secoli però vi fu un lento processo di demonizzazione e mistificazione da parte degli uomini, che relegarono l'universo femminile da un ruolo predominante a quello dipendente.

Ecco sorgere dunque, accanto a divinità maschili solari e positive, una schiera di divinità femminili oscure, lunari che, non solo hanno in sé difetti morali ma possiedono corpi repellenti. Divinità votate alla perdizione e chi, fra esse possiede anche una bellezza eclatante, di solito è una maliarda assetata di sangue e non solo in senso figurato. Sapete vero che i vampiri prendono origine dalle Lamie e dalle Empuse, della mitologia classica, greca prima e romana poi? Ebbene, scopriamo queste terribili femmine che hanno fatto tremare intere generazioni di uomini.


Le Arpie erano divinità mostruose generate da Gea la Terra, e forse la loro origine vuole mitizzare le tempeste. I loro nomi? Ellopus, dai piedi come il vento; Occipete, colei che vola rapida; Celeno, l'oscura. Divinità alate dai lunghi capelli disciolti e sventolanti, che Virgilio descrive così nell' Eneide: “...vergini ai volti, uccelli e cagne l'altre membra. Hanno di ventre un fetido profluvio, ond'è la piuma intrisa e irta; le man d'artigli armate, il collo smunto; la faccia, per la fame e per la rabbia, pallida sempre e raggrinzita e magra”.

Astarte, dea semitica dell'amore lubrico e dissoluto, dea guerriera che uccide per il sadico piacere di farlo. Divinità fenicia e cananea, sposa di Adone, legata alla fertilità, alla fecondità e alla guerra e connessa con Ishtar, divinità babilonese. La si venereva a Sidone, Biblo e Tiro, a Malta e persino a Erice in Sicilia, dove venne identificata con Venere Ericina. Dalla XVIII dinastia, in Egitto, divenne anche parte del pantheon egizio, identificata con Iside, Sekhmet e Hathor, mentre in epoca ellenistica fu accomunata ad Afrodite (la Venere dei Romani) come Urania e Cipride, da qui il nome dell'isola, dove c'era un centro del suo culto. 

Ecate, la figlia della notte, la Luna sovrana degli Inferi che vaga di notte con le anime dei defunti, accompagnata da cani ululanti. Ecate la giovane, l’anziana, l’esploratrice della psiche, levatrice e divinità dei crocicchi, potente e saggia. Trivia e multiforme, Esiodo, nella sua Teogonia, le dedica un Inno dove Zeus concede alla dea potere supremo sulla Terra, sugli Inferi e sul Cielo. Le concede anche i diritti originari come discendente delle divinità femminili primordiali, fra cui quello di accordare o negare ai mortali ciò che desiderno. A lei Demetra si rivolge nella sua disperata ricerca di Persefone, sua figlia.

Echidna, mostro con busto di donna e il corpo serpentino. In uno dei tanti miti che la vedono protagonista, si narra che vivesse in una caverna della Cilicia, altri invece la collocano nel Peloponneso, dove sarebbe stata uccisa da Argo dai Cento Occhi, perché aveva l'abitudine di divorare i passanti. A lei, nonostante la mostruosità, si attribuivano molti figli. Con Tifone generò la Sfinge, Cerbero, l'Idra di Lerna e la Chimera, tanto per citare i più famosi. Ma nelle colonie greche del Ponto Eusino (Mar Nero) si raccontava che Eracle, giunto in Scizia, aveva lasciato i suoi cavalli liberi di pascolare. Al suo risveglio erano scomparsi. Cercandoli, si imbattè in Echidna che gli promise di restituirglieli se avesse acconsentito a unirsi carnalmente a lei. Eracle accettò e nacquero tre figli: Agartiso, Gelono, eponimo della città di Gelona, e Scite; quest'ultimo dette il nome alla stirpe degli Sciti.

Le Empuse sembra appartenessero alla cerchia di Ecate, di cui erano le ancelle. Avevano la pessima abitudine di terrorizzare i viandanti, divorando coloro che percorrevano i sentieri, ingannandoli mutando il loro aspetto. Le forme in cui si mutavano più spesso erano quelle di cagna o di vacca. Ma per attirare le proprie vittime a volte divenivano donne dalla folgorante bellezza. Possedevano lunghi artigli, piccole ma affilate zanne, occhi rossi e pelle pallida. Le Empuse più potenti potevano divampare come un fuoco per sfuggire al nemico. Si nutrivano di sangue, come le Lamie.

Le Erinni sono personificazioni della vendetta chiamate Furie, nella mitologia romana. Hanno serpenti al posto dei capelli, pelle nera e vesti grigie. La madre Gea le ha partorite dopo essere stata fecondata dalle gocce di sangue del suo sposo Urano, dopo che il figlio Saturno gli aveva reciso i genitali. Ma un mito successivo le dice figlie della Notte. I loro nomi sono Aletto, Megera e Tisifone e, al fine di placarle, si sacrificano loro pecore nere. Di solito venivano rappresentate come creature alate, urlanti, con in mano torce, fruste o tizzoni ardenti. 

Tre erano anche le Gorgoni, Steno, Euriale e Medusa. Quest'ultima era tanto bella che aveva osato paragonarsi ad Atena e la Dea, offesa, la punì mutandole i capelli in serpi, la pelle del corpo a squame. Il suo sguardo era tanto terribile da trasformare in pietra chiunque osasse fissarla. Fu Perseo a ucciderla e l'eore fuggì da Steno e Eurilale, in cerca di vendetta, in groppa al cavallo altato Pegaso, servendosi della testa decapitata di Medusa per sconfiggere i suoi numerosi nemici.

Le tre Graie, simboleggiavano i vari momenti della vecchiaia. Non avevano mai vissuto la gioventù, possedevano un solo occhio e un solo dente in comune. Erano custodi del luogo in cui vivevano le loro sorelle, le Gorgoni. Perseo rubò loro l'unico occhio e le costrinse a confessare dove si trovassero l'elmo, la bisaccia e i sandali, oggetti indispensabili per uccidere Medusa. Il fatto che avessero un solo occhio in comune consentì all'eroe di passare inosservato e subito dopo Atena gli donò uno scudo, tanto lucente e levigato, che vide il riflesso di Medusa e potè ucciderla senza fissarla negli occhi.
 
Lamia, secondo un mito tramandato anche da Plutarco, era la bellissima regina della Libia che catturò l'interesse di quel cascamorto di Giove e divenne la sua amante. La dea Era, moglie legittima, si vendicò uccidendo i figli della coppia, pare che l'unica a salvarsi fosse Scilla; Lamia, distrutta dal dolore, cominciò a divorare i bambini delle altre madri, dei quali succhiava il sangue. Un comportamento contro natura che la trasformò poco a poco in un essere ripugnante, capace di mutar forma e apparire attraente per sedurre gli uomini allo scopo di berne il sangue. Si dice che Giove, impietosito, le concesse il dono di togliersi gli occhi e di riporli in una ciotola prima di dormire, affinché potesse essere sempre vigile e attenta.

Scilla, ninfa dagli occhi azzurri, viveva in Calabria ed era solita recarsi sulla spiaggia di Zancle. Una sera vide apparire dalle onde Glauco, figlio di Poseidone, un tempo mortale, oramai divenuto divinità marina, metà uomo e metà pesce. Glauco scorgendola volle urlarle il suo amore, ma la ninfa fuggì così il dio si recò dalla maga Circe, chiedendole un filtro d’amore. La maga gli propose di unirsi a lei ma Glauco si rifiutò di tradire l'amore per Scilla e Circe, furiosa, si vendicò versando un filtro malefico nel tratto di mare dove Scilla era solita fare il bagLa ninfa si immerse in acqua e il filtro la trasformò in un mostro enorme, con sei teste di cane e gambe serpentine. Per l’orrore la povera ninfa si gettò in mare, nascondendosi nella cavità di uno scoglio vicino alla grotta, dove abitava Cariddi.

Cariddi era stata una naiade un tempo, figlia di Poseidone e Gea. Dedita alle rapine, sempre affamata, un giorno rubò a Eracle i buoi di Gerione e ne mangiò alcuni. Zeus, irritato la scaraventò in mare e la trasformò in un gigantesco mostro, insaziabile. Cariddi risucchiava l'acqua del mare, poi la rigettava creando enormi vortici che affondavano le navi. I marinai disperati venivano poi divorati da Scilla. Secondo il mito, gli Argonauti riuscirono a scampare al pericolo grazie a Teti, la nereide madre di Achille.