venerdì 23 ottobre 2015

Astroturfing, fantascienza o realtà?

L'astroturfing è più hard, il buzz marketing più light. Di che cosa sto parlando? Delle ultime tendenze erotiche su Marte? No, parlo di qualcosa che conoscete, ne sono sicura. Il termine astroturfing definisce la tecnica per alterare la percezione che abbiamo di un certo prodotto, basata sull’idea che molti giudizi positivi o lusinghieri influenzino le scelte dei consumatori. Per l'origine del termine vi rimando a Wikipedia in lingua inglese: https://en.wikipedia.org/wiki/Astroturfing, perché ci vorrebbe un articolo intero per spiegarla. Detto questo, veniamo a noi.

Recensioni (dai ristoranti ai libri), presentazioni di singoli prodotti e servizi; l'astroturfing spazia in tutti i campi, dal marketing puro alla politica, alla religione. Con esso si può elogiare di tutto, tanto che mio cognato ha comprato uno stock di boxer su Amazon, visto che avevano una cinquantina di recensioni a cinque stelle. Peccato che dopo abbia dovuto acquistare anche uno stock di crema Fissan Baby, visto che le suddette mutande Made in Cina erano sintetiche e non lasciavano traspirare "i gemelli di famiglia".


Chi di voi, almeno una volta negli ultimi mesi, non ha consultato i giudizi degli utenti sul web prima di scegliere l’albergo dove trascorrere le vacanze, il ristorante dove andare a cena o il nuovo libro da leggere? Siti come TripAdvisor, Yelp o Amazon sono ormai un punto di riferimento globale, una moderna bussola per risolvere i problemi dell’essere umano del terzo millennio, ovvero la difficoltà nell'orientarsi nell’abbondanza di servizi e prodotti a disposizione. 

Per le false recensioni online, si è mossa la procura di New York e sono state multate diciannove società, scoperte a pubblicare falsi commenti su Google, Yahoo, Yelp, Citysearch.  Hanno scoperto che, alla falsificazione casereccia del ristoratore che elogia il suo locale, si affianca oggi una catena montaggio su larga scala. La maggior parte delle finte recensioni scoperte dalla procura venivano da cittadini di paesi asiatici o dell’Europa orientale che, pur non avendo mai visitato la Grande Mela, scrivevano recensioni virtuali, per una cifra compresa tra uno e dieci dollari cadauna. In tutto il mondo il fenomeno ha acquistato proporzioni inquietanti e sappiatelo, è una pratica illegale, soprattutto quando è accompagnata da pagamenti a favore di chi scrive la falsa impressione positiva. 

L'astroturfing è diventato incontrollabile ed è un vero e proprio business dal valore inestimabile, se si calcola che una stellina in più può valere dal 5 al 9% dei risultati di vendita. Un vero e proprio servizio di deep-web, come quelli nascosti nella rete che offrono armi, droga e illegalità di ogni tipo. L'astroturfing però non si nasconde, anzi. Esistono siti e agenzie che lo offrono, come se di trattasse di un prodotto qualsiasi.

L'Unione Europea, alcuni anni fa, ha decretato che l’astroturfing rientra fra le forme di pubblicità ingannevole e concorrenza sleale, perché le campagne organizzate suscitano reazioni che vengono spacciate per spontanee ma che, in realtà, poggiano su strategie subdole. Per questo ha varato una direttiva che è stata recepita dal Parlamento con il decreto legislativo n.146 del 2 agosto 2007, che prevede fino a a 500.000 euro di multa per chi esercita l’arte dell’inganno online, ed è compito dell’Antitrust vigilare sull’osservanza del decreto.

A Londra, la redazione del Sunday Times ha giocato un brutto scherzo ad Amazon: hanno scritto un libro sul giardinaggio, poche pagine zeppe di errori e prive di contenuti, poi lo hanno messo in vendita su Amazon acquistando un pacchetto di recensioni false da 4 e 5 stelle. In pochi giorni, il libro spiccava per gli apprezzamenti sul marketplace di Jeff Bezos (il fondatore di Amazon, secondo Forbes 2015 uno dei quindici uomini più ricchi del mondo, con un patrimonio personale che si aggira attorno ai 35 miliardi di euro). Solo dopo l'uscita sul giornale dell'inchiesta, Amazon ha cancellato prodotto e recensioni. 

Ma evitare le recensioni false in rete è impossibile, anche se un algoritmo intelligente e un incrocio di indirizzi IP potrebbero aiutare. Anche Amazon si sta muovendo in questo senso e intanto ha presentato denuncia contro alcuni portali di false recensioni. Ma esistono eserciti di influencer in grado di indirizzare le opinioni online. Profili Facebook e Twitter del tutto inventati, capaci non solo di recensire un prodotto o di giudicare un'azione, ma anche di creare vere e proprie discussioni del tutto false. 

Sui libri il discorso è ancora più complesso. Che dire di un libro di un perfetto sconosciuto che pubblica in self e che, nel giro di poche settimane, accumula più di cento recensioni di cui la maggior parte a quattro o cinque stelle? Il lettore dovrebbe diventare guardingo come una lince e astuto come una volpe e chiedersi: come mai l'autore Pinco Pallino con il suo libro "Nonna Papera e le 50 Sfumature", pubblicato un mese fa, ha più recensioni di Ken Follet con "I Pilastri della Terra", pubblicato nel 2007? (Nonna Papera 165, I Pilastri 121, ad oggi 23 ottobre 2015). Non aggiungo altro se non meditate lettori, meditate.

Del resto questi sono gli effetti collaterali del web. Se volete approfondire la questione, vi consiglio di leggere questo articolo: http://www.pensierocritico.eu/manipolazione-mediatica.html




4 commenti:

  1. Siamo subissati dalle recensioni farlocche su Amazon. Ben vengano, quindi, articoli come questo, Adele. Ho letto con molto interesse anche quell'articolo che hai suggerito, alla fine del testo. Preoccupante...

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    1. Prego carissima! L'altro articolo fa davvero pensare... e non sono piensieri sereni!

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  2. Post molto interessante, grazie Adele. Ho letto l'articolo consigliato, adesso sono tormentata da un dubbio atroce: avremo una, dico una di numero, opinione veramente personale? Come quando si leggono i sintomi delle malattie che ti pare di averle tutte...

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    1. Difficile dirlo, ladymacbeth! E il tuo paragone con le malattie è azzeccatissimo!

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