venerdì 19 febbraio 2016

Conti o... contadini?

Degli aristocratici parliamo spesso. Di duchi, marchesi e conti sappiamo vita, morte, miracoli e amori ma… gli altri? Per altri intendo la maggior parte della popolazione, quel novanta per cento che tutti dimenticano. Quando pensiamo a quell’epoca non immaginiamoci solo l'affollata sala da ballo di Almack's, soffermiamoci a pensare come doveva essere dormire abbracciati accanto alle pecore, alle galline o a essere sposate con un villico sdentato. Diamo un’occhiata agli strati più bassi della popolazione, tra coloro che vestivano di stracci e non di seta, coloro che non possedevano nulla se non un paio di scarpe sfondate e mangiavano pane raffermo, se mangiavano. Per una volta parliamo di poveracci e non di signori.

Tra il XVIII e il XIX secolo la situazione dei contadini era drammatica in tutta Europa. Non sarà un caso che la Rivoluzione del 17989 sia avvenuta a Parigi: nelle zone rurali della Francia avevano pensieri più pressanti di cui occuparsi, ad esempio sfamarsi e nemmeno loro con le brioches… 

Dal punto di vista temporale sono lontani i tempi dei servi della gleba del Medioevo ma, a tutti gli effetti, i contadini al tempo della Rivoluzione erano ancora una proprietà del latifondista, feudatario, visconte o vescovo che fosse. Nel ‘700 infatti, prima della svolta ideologica illuminista e dell'avvento borghese, la ricchezza era ancora basata sulla quantità di terre possedute. Dalla terra veniva il denaro e il signore riscuoteva periodicamente i suoi frutti privando i lavoratori non dell’extra, ma anche di quel poco che a stento avrebbe sfamato la famiglia (peraltro numerosa). 

Le case dei contadini (quelli più... abbienti) erano minimaliste. L’arredamento più consueto era costituito da stipi e armadietti a muro scavati nelle pareti. Di solito era strutturata su due piani, l'abitazione in basso e sopra il fienile, ed era edificata su rocce o muraglioni rocciosi quando possibile per non privarsi di un appezzamento, anche piccolo, in cui si potesse coltivare. Le rocce, inoltre, erano solide fondamenta e rendevano più stabile l'intera struttura. Il piano terra era destinato alle persone e agli animali, il sottotetto adibito a fienile o ripostiglio per le provviste, sempre che si avesse la fortuna di possederne. L'ingresso della casa era in terra battuta, per far passare anche gli animali.

Per riscaldarsi in casa spesso c’erano focolari scavati direttamente sul piano calpestabile, ma il loro potere calorifico era davvero scarso. La soluzione più pratica e a buon mercato era dividere l’abitazione con altri mammiferi, meglio se grossi e pelosi. Calma, calma fanciulle, non scatenate la fantasia: parlo delle pecore, allora quotatissime, non di mammiferi a due gambe! La stanza più importante della casa quindi era quella con gli animali. Lì soggiornavano tutti e si lavorava: le donne cucivano, ricamavano, filavano e tessevano la lana; gli uomini riparavano o costruivano gli attrezzi per il lavoro nei campi. 

Pensate: a quei tempi, le persone rimanevano confinate nelle mura domestiche dai sei ai sette mesi l'anno, quindi necessitavano di provviste e di tutto il necessario per sopravvivere, quasi fossero degli assediati. A primavera si contavano i sopravvissuti, si aggiornavano i registri della parrocchia e si celebravano i funerali perché in inverno, quando la terra è gelata, è impossibile scavare fosse. Immaginatevi chiuse in casa, in compagnia dei vostri parenti senza privacy né diversivi alle noiose serate. Niente televisione, radio, iPhone, ricetrasmittenti ecc., ecc... insomma nada de nada. Terribile, vero?

Ascoltare favole, racconti di guerra o pettegolezzi della contea era il massimo divertimento ma di certo, essere rinchiusi in una stanza così a lungo, rendeva difficili i rapporti, soprattutto tra donne. Esisteva una sorta di gerarchia tra loro: l'età, la data del matrimonio, il componente a cui si era sposate. La famigerata suocera aveva potere illimitato sulle nuore, per questo molte giovani donne maritate ponevano come condizione di non avere la madre di lui tra i piedi. Ma anche tra le nuore la rivalità era accesa. 

Difficile la vita dunque e non crediate fosse semplice neppure con le stagioni più miti. In primavera si piantavano segale, frumento, orzo; ortaggi nei campi, patate e granoturco, ma nessuna di queste culture avrebbe dato i suoi frutti prima dell'estate. Allora cosa portare in tavola? Ottima soluzione (economica) erano i vegetali selvatici: spinacio, cardo, ortica, dente di leone. Con questi ingredienti si preparavano piatti unici e zuppe. Piatti vitaminici, diremmo oggi, anche perché durante l'inverno ci si nutriva in gran parte con carne essiccata, castagne secche, polenta, formaggi e pane raffermo. Il pane si cucinava infatti solo due o tre volte l'anno e, una volta fatto indurire per conservarlo, si mangiava a fette ammollato nel brodo, nel latte, nel vino o in semplice acqua calda o fredda.

In genere i contadini possedevano un solo abito, per tutta la vita. Per le donne era uno scamiciato informe, piuttosto grezzo che doveva nascondere seno e curve; gli uomini, fortunati loro, portavano pantaloni, bolero, giacca e cappello. Spesso entrambi i sessi possedevano anche una camicia bianca, quella del giorno di festa per andare a messa, che aveva il pizzo anche sui polsini. 

La camicia si lavava una volta al mese, i più fortunati ne avevano due o tre, il vestito quando era troppo sudicio lo si tingeva con un colore più scuro. Lavarlo era impensabile: la stoffa si sarebbe rovinata o ristretta e avrebbe impiegato troppo tempo per asciugare e visto che non possedevano altri abiti con cui andare in giro.  

Essere inabili al lavoro era un dramma, gli anziani vivevano poco, le persone con problemi fisici o mentali non sopravvivevano a lungo, le malattie erano quasi tutte mortali e si passava a miglior vita (è proprio il caso di dirlo...) a volte anche per un banale raffreddore. Meglio nascere duca, nevvero?

E, se dopo tutto questo, qualcuno volesse vivere nel Settecento, prego alzi la mano!

 

2 commenti:

  1. complimenti per il blog
    trovo affascinante la scelta degli argomenti con foto e parole ben dosate:-)))
    se ti va di far un salto nel mio blog ne saro lieta
    daniela
    https://infusodiriso.wordpress.com/

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