sabato 28 maggio 2016

Storia e romanzo storico, alcuni consigli

Fare ricerca per i vostri romanzi. Una bella sfida, ma come si fa? Innanzi tutto vediamo l’origine del termine “ricerca”: viene dal tardo latino circāre (fare il giro di qualcosa, andare intorno a qualcosa), che a sua volta deriva dalla pratica, durante la caccia, di far fare ai cani cerchi sempre più ampi per scovare la selvaggina. Noi scrittori siamo quindi cacciatori e per trovare ciò che cerchiamo dobbiamo avere metodo (dal greco méthodos, da hodós che significa via e mèta, condurre oltre), ovvero scegliere il percorso migliore per arrivare a destinazione. 

Alla narrativa, non solo ottocentesca, ai suoi modelli e alle tecniche narrative, non pochi storici hanno guardato sempre con notevole interesse. Perché i romanzi di Charles Dickens, Gustave Flaubert e Thomas Mann, per citarne solo alcuni, rappresentano per noi testi “storici” narrativi, composti da una miscela variabile di osservazione documentaria, di invenzione e di tecniche della narrazione. Il romanzo storico può essere testimone di un’epoca o di un evento reale, che viene poi filtrato e arricchito dalla fiction.
Se siete autori di romanzi contemporanei il compito è piuttosto facile. Se invece volete scrivere un romanzo storico e magari non siete in possesso di una laurea specialistica, allora il compito è più complesso. In ogni caso, il primo consiglio è di procedere comunque con un certo metodo, al fine di offrire al lettore un testo realistico e pertinente al contesto in cui svolge la vostra vicenda.
La ricerca casuale o fatta con superficialità può risultare imprecisa e poco realistica. Tutto quello che scrivete, a meno che non si parli di fantasy o fantascienza, deve avere un minimo di concretezza e credibilità. Tutto ciò si ottiene raccontando il vero o una “presunzione del vero”, basata su fatti, eventi e luoghi reali. Anche i personaggi storici possono essere utilizzati per i vostri fini, ma vanno rispettati e ricreati così come sono nel carattere, nell’aspetto, nelle idee. 
Tanti e tanto diversi sono le fonti che selezionerete, i modi con cui cercherete di interpretarle, così come diverso sarà per ognuno il “montaggio” del romanzo. Quando si fa ricerca storica non ci sono prontuari, vademecum, guide di cui seguire le istruzioni ma esiste una regola: l’autore deve essere e rimanere un narratore e non deve mai diventare uno storico, perché il suo compito non è insegnare storia ma intrattenere il lettore. 

La maggior parte dei romanzi storici ha una “grande storia”. Via col Vento ha una trama che si sviluppa durante la guerra civile americana in cui la sua eroina, Scarlett O’Hara che si batte per salvare la tenuta di famiglia. La vicenda inventata della giovane donna è in primo piano, quella storica è sullo sfondo e così deve sempre essere, in un romanzo.
Quando avrete scelto il vostro periodo, leggete quanto più possibile su di esso, a volte la lettura fornisce l’ispirazione. Ma attenzione: non si deve cercare tutto perché altrimenti il vostro romanzo non comincerà mai. Non annoiatevi, così non annoierete i lettori e non smettete di cercare mentre scrivete, la ricerca si fermerà solo alla fine del libro.
Un romanzo storico non può essere una interpretazione arbitraria della Storia. Non abbiamo il diritto di modificarla a nostro piacimento ma possiamo arricchirla con l’avventura, possiamo suggerire interpretazioni che un vero storico non potrebbe mai fare. Il nostro paese è ricco di documenti, i nostri musei sono pieni delle testimonianze del passato. L’Italia è un museo a cielo aperto, utilizzatela.
E quando del periodo storico si conosce poco come si fa? Di solito è preferibile lasciare alla fantasia la possibilità di strutturare la vicenda. Lo scrittore americano E.L. Doctorow dice che “Scrivere un romanzo è come guidare di notte. Puoi vedere solo fino a dove arriva la luce dei fanali, ma puoi fare l’intero viaggio in quel modo.” Un altro consiglio? Scrivete per scoprire cosa succede, a volte non avete idea di dove il libro stia andando, lo scoprirete piano piano.
Come fanno i personaggi storici a convivere con quelli fittizi? Bisogna renderli il più possibile credibili, utilizzando i dialoghi. E in un romanzo storico è meglio narrare in prima persona o in terza? Anche qui non esiste una regola precisa, né una scelta consapevole. Ricordiamoci solo che il grande svantaggio della prima persona è che non si può dare al lettore informazioni che l’eroe (o l’eroina) non sappiano da soli. Nella terza persona rischiate di annoiare alternando il punto di vista ma tutto è più facile: qui si possono mostrare eventi, personaggi, situazioni al lettore all’insaputa del vostro eroe/eroina e il vantaggio sarà quello di aumentare la suspense.

E le fonti? Come possiamo sapere se sono attendibili? Con il nostro giudizio, la nostra esperienza; se consultate un libro scritto da uno storico serio e pubblicato da un editore rispettabile, allora potrete fidarvi. Per i siti vale lo stesso discorso: se sono di un’università non dovrebbero esserci problemi se, al contrario, non conoscete chi scrive l’articolo allora fate un doppio o un triplo controllo su quel materiale. 
È obbligatorio scrivere una nota storica alla fine del vostro romanzo, per svelare al lettore ciò che è avete inventato e ciò che invece è storicamente avvenuto? No, non lo è ma è preferibile. Il lettore potrebbe voler scoprire qual'è la parte reale e quale quella inventata e, chissà, magari dove trovare informazioni per approfondire la vicenda.

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